Un colibrì tra gli alberi del Costo: la famiglia di Ana Maria a Cogollo per l’ultimo saluto

Non c’è una tomba su cui posare un fiore. Non c’è una lapide da accarezzare, né una data da incidere nella pietra. Per questo, tra i boschi silenziosi che salgono verso il Costo Vecchio a Cogollo del Cengio, la famiglia di Ana Maria Henao ha scelto di lasciare un piccolo colibrì di peluche. Un gesto semplice, quasi infantile, ma carico di significato. Perché in quei luoghi, secondo gli investigatori, potrebbe essersi consumato l’ultimo capitolo della vita della donna americana di origini colombiane scomparsa a Madrid nel febbraio 2024.

Per la prima volta la madre Ines e i fratelli Felipe e Diego sono arrivati dagli Stati Uniti per seguire il percorso che da oltre due anni scandisce il loro dolore. Un viaggio che li ha portati prima nella capitale spagnola, dove Ana Maria fu vista viva per l’ultima volta, e poi nel Vicentino, lungo quelle strade e quei sentieri che da mesi compaiono nelle carte dell’Fbi e delle procure coinvolte nell’inchiesta. Quella di Ana Maria non è più soltanto una vicenda giudiziaria internazionale. È una ferita aperta che attraversa continenti e che finisce per intrecciarsi con un angolo appartato della montagna vicentina. Proprio a Cogollo del Cengio, infatti, gli investigatori americani ritengono che possano essere stati occultati i resti della quarantenne.

Il caso sembrava aver trovato almeno un responsabile, ma non una conclusione. L’ex marito David Knezevich, imprenditore statunitense di origine serba accusato dell’omicidio, è morto suicida nel carcere federale di Miami nella primavera dello scorso anno. Con lui si sono forse spente molte delle risposte che i familiari attendevano. Non però la speranza di ritrovare Ana Maria. Per questo l’Fbi aveva deciso di rilanciare le ricerche, mettendo sul tavolo una ricompensa fino a 25 mila dollari per chiunque possa fornire informazioni utili a localizzare il corpo della donna. Una misura che conferma come gli investigatori continuino a ritenere decisivo il filone vicentino dell’indagine. Rimasto, almeno finora, senza esiti.

Le ricerche, a più riprese: FbI, agenti italiani e spagnoli. Ma nessuna traccia di Ana Maria

La ricostruzione della scomparsa è nota. Le ultime immagini di Ana Maria la mostrano mentre rientra nel suo condominio di Madrid il 2 febbraio 2024. Poche ore più tardi partecipa a una videoconferenza e invia alcuni messaggi. Poi il silenzio. Secondo gli investigatori, quella stessa sera il marito sarebbe entrato nell’edificio con il volto nascosto da un casco, avrebbe neutralizzato la telecamera dell’atrio e sarebbe poi uscito trascinando una valigia. Da quel momento di Ana Maria non si è più trovata traccia. Eppure, nonostante l’inchiesta, gli arresti e la morte del principale accusato, il nodo più doloroso resta irrisolto: il corpo non è mai stato trovato. È questo il pensiero che ha accompagnato la madre e i fratelli tra gli alberi di Cogollo. Nessuna certezza, soltanto un luogo indicato dagli investigatori e la necessità umana di fermarsi, ricordare, salutare.

Nei mesi scorsi Diego Henao aveva affidato il proprio appello anche alla nostra redazione, con parole che oggi risuonano ancora più forti dopo il viaggio in Veneto: “La morte dell’uomo che ha distrutto la vita di Ana non ci restituisce nulla. Ha chiuso un procedimento, non il nostro dolore. Viviamo sospesi, senza sapere dove si trovi nostra sorella. Chiediamo solo questo: poterla ritrovare, darle la dignità che merita, una fine, un posto. Chiunque sappia qualcosa, anche il minimo dettaglio, parli”. Finché quel luogo non esisterà, finché non ci sarà una tomba su cui piangere, il colibrì lasciato tra i boschi del Costo resterà il simbolo di una ricerca che continua. Non più soltanto quella degli investigatori, ma quella di una famiglia che da due anni insegue una sola, semplice verità.

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