Delocalizzazione Gxo, rischio licenziamenti: “Dov’è il futuro promesso con la Pedemontana?”

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Sarà depositata a breve una interrogazione in Consiglio Regionale Veneto in merito al trasferimento della logistica di Valentino in Piemonte, con conseguente rischio del posto di lavoro di 83 persone. Una notizia che ha lanciato un’ombra sulla Valle dell’Agno, con una scadenza precisa per i posti di lavoro: 27 febbraio 2027. Ma che ha anche aperto lo sguardo sulle tante promesse politiche fatte per la costruzione della Superstrada Pedemontana, che proprio nelle valli dell’ovest vicentino avrebbero dovuto creare legami veloci e meno costosi per garantire e potenziare l’indotto economico e il lavoro nella zona.

E se dalla politica locale c’è solidarietà e il sindaco di Valdagno Maurizio Zordan ha annunciato di essere pronto a fare la propria parte coinvolgendo anche altri primi cittadini della valle e organizzazioni sindacali, c’è la sensazione che questi interventi serviranno a poco.

Da qui la decisione di Carlo Fontana, Carlo Cunegato e Davide Simonella, rispettivamente Segretario Provinciale di Sinistra Italiana Vicenza, Consigliere regionale Alleanza Verdi Sinistra e Responsabile Dipartimento Lavoro della Direzione Regionale Sinistra Italiana del Veneto, di scendere in campo a fianco dei lavoratori, sperando di poter fare sufficiente pressione affinché le decisioni dell’azienda si tarino a favore del territorio e delle necessità di lavoro delle famiglie. Al loro fianco anche Fabio Cappelletto, Laura Cailotto, Michele Vencato e Giacomo Massignani, , rispettivamente di Valle Agno Attiva Giovane Verde, Europa Verde Valle Agno AVS, PD per Valdagno, ValdagnoCheVorrei e Valle Agno per la Palestina.

“La multinazionale della logistica GXO, colosso da oltre 13 miliardi di dollari e gestore dei magazzini del marchio Valentino, ha deciso che il sito di Valdagno non è più sufficientemente redditizio. Il magazzino viene definito obsoleto e non più funzionale, una formula fredda e burocratica dietro la quale si nasconde una scelta che avrà conseguenze pesantissime per decine di famiglie del territorio – spiegano i rappresentanti di politica e associazioni di categoria della sinistra locale – Mentre Giorgia Meloni continua a raccontare un Paese che nei fatti non esiste, a Valdagno 83 lavoratrici e lavoratori rischiano di perdere il proprio posto di lavoro. Questo governo non si è mai occupato dell’industria e del lavoro. Dietro le statistiche trionfalistiche sull’occupazione si nasconde una realtà ben diversa: precarietà crescente, salari insufficienti e lavoratori sempre più esposti al ricatto occupazionale. Aumento dell’occupazione nel turismo, dov’è il 40% dei salari sono poveri, crollo del 5% della produzione industriale, dove si può produrre lavoro ad alto valore aggiunto”.

A pagare il prezzo di questa decisione sono lavoratori. A 83 famiglie è stata proposta una sola alternativa: trasferirsi in provincia di Novara. Il che significa lasciare casa, affetti e radicamento sociale, oppure perdere il lavoro. “Una scelta che assomiglia più a una pressione indiretta alle dimissioni che a una reale licenziamenti – spiegano Fontana, Cunegato e Simonella – GXO non è nuova a comportamenti che hanno sollevato forti contestazioni sindacali e giudiziarie. Nel 2024 la Guardia di Finanza ha disposto il sequestro di 84 milioni di euro nell’ambito di un’indagine per presunta frode fiscale. Nell’aprile 2025 l’azienda è stata al centro di una vertenza in provincia di Firenze riguardante 36 lavoratori, mentre nel 2026 si sono registrate nuove tensioni sindacali a Stradella e contestazioni per licenziamenti di lavoratori sindacalizzati nel polo logistico di Piacenza. Una lunga serie di episodi che solleva interrogativi profondi sul modello industriale e sociale perseguito dall’azienda. È inaccettabile che imprese che producono utili e ricchezza continuino a considerare il lavoro come una semplice variabile da comprimere”.

L’attacco politico e la “Pedemontana che non è servita”
“In questa vicenda emerge inoltre tutta l’inconsistenza delle promesse con cui il centrodestra ha giustificato grandi opere come la Superstrada Pedemontana Veneta. Per anni ci è stato detto che infrastrutture di questo tipo erano indispensabili per evitare delocalizzazioni e mantenere l’occupazione sul territorio. Oggi la stessa GXO motiva la scelta sostenendo che il magazzino sarebbe lontano dagli aeroporti e che sarebbe necessario ottimizzare e razionalizzare le attività logistiche. Viene spontaneo chiedersi: dove sono oggi coloro che garantivano che queste opere avrebbero messo al sicuro il lavoro dei veneti?”

Per i rappresentanti della sinistra non è accettabile una logica in cui “ogni decisione aziendale viene automaticamente giustificata in nome del profitto. I lavoratori devono poter conservare il proprio posto di lavoro, il proprio salario e la propria dignità. E proprio mentre il costo della vita continua a crescere, servirebbero maggiori tutele e retribuzioni più alte, non nuove minacce occupazionali”.

“Esprimiamo piena solidarietà a lavoratrici e lavoratori di GXO. La prospettiva di trasferire l’attività a Trecate, in provincia di Novara, mette a rischio 83 persone su un organico di 109: per la quasi totalità di loro un trasferimento a oltre 200 chilometri da casa non è una possibilità reale, ma un licenziamento con un altro nome”. E’ il commento di Fabio Cappelletto, Laura Cailotto, Michele Vencato e Giacomo Massignani.

Uniti a sostegno degli 83 dipendenti che rischiano il posto di lavoro: “Dietro quei numeri ci sono famiglie, mutui, figli a scuola, una vita costruita in questa valle – sottolineano con amarezza – Non è accettabile che sia questo il prezzo richiesto per un marchio del lusso, né che le ricadute ricadano solo sulla vallata dell’Agno, che rischia un impoverimento sul piano occupazionale, economico e sociale. In una fase di profonda incertezza, la nostra posizione è netta: vengono prima le persone. Se un’azienda ritiene di rivedere la propria organizzazione, il primo tavolo da aprire non è quello delle strategie industriali e del profitto spinto, bensì quello sul destino di chi vi lavora – concludono – Sosteniamo le richieste di mantenimento occupazionale a Valdagno e le mobilitazioni promosse da lavoratori e organizzazioni sindacali. Rimaniamo con la massima attenzione sugli sviluppi delle prossime settimane, a partire dagli incontri con la direzione aziendale e dal coinvolgimento della Regione.

La lunga tradizione di lotte dei lavoratori, che a Valdagno ha una storia, potrebbe tornare. “Sinistra Italiana è al fianco delle 83 lavoratrici e dei 83 lavoratori colpiti da questo piano e ne chiede l’immediato ritiro. Ci impegniamo a portare questa vicenda all’attenzione del Consiglio regionale del Veneto e del Parlamento, affinché venga aperto un confronto che abbia come priorità la tutela dell’occupazione e del tessuto sociale della Valle dell’Agno.

La logistica di Valentino va in Piemonte: 83 dipendenti a rischio a Valdagno

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