Caso Pfbs, la Provincia di Vicenza: “Sindaci con le mani legate, mancano norme e limiti certi”

“L’acqua è potabile e i materiali inquinanti non sono entrati nella falda”. Con queste parole all’incontro di oggi in Provincia, il presidente Andrea Nardin ha voluto lanciare una rassicurazione ai cittadini delle Ulss 7 e 8, interessate da inquinamento dovuto a Pfba che deriva dagli scavi della superstrada Pedemontana.
Una rassicurazione, ma anche l’ammissione che i sindaci hanno le mani legate poiché manca una normativa che consenta loro di emettere ordinanze o provvedimenti di rimozione.
Da qui la scelta della Provincia di rivolgersi all’Iss (Istituto Superiore della Sanità e al governo (il risultato dovrebbe essere garantito visto che il presidente Andrea Nardin rappresenta Fratelli d’Italia e la maggioranza che governa la Provincia rappresenta i partiti al governo) per “definire urgentemente parametri di riferimento certi”.
La riunione questa mattina nella sala Consiglio di Palazzo Nievo il Tavolo di lavoro per la gestione coordinata dei procedimenti relativi alla contaminazione da Pfba, cioè le sostanze perfluoroalchiliche rilevate in alcuni siti interessati dal deposito di terre e rocce da scavo provenienti da Superstrada Pedemontana Veneta, in particolare dai lavori nelle gallerie di Malo e Sant’Urbano.
Al tavolo si sono seduti i 16 rappresentanti dei comuni vicentini interessati alla contaminazione, le Ulss 7 Pedemontana e 8 Berica, Arpav e l’Autorità di Bacino distrettuale Alpi Orientali.
“E’ necessario innanzitutto rassicurare i cittadini che l’acqua potabile è sicura – ha esordito il presidente della Provincia Andrea Nardin – Lo confermano sia la Ulss che i dati presentati da Arpav, frutto di analisi su 28 siti, che dimostrano come i depositi, individuati prevalentemente in cave e discariche, non siano entrati in contatto con le acque di falda.”

L’attenzione rimane massima, anche se in via precauzionale.
Il problema principale emerso durante il tavolo è l’assenza di un quadro normativo chiaro. “Ad oggi esiste un limite della presenza di Pfba sull’acqua potabile, ma non sui materiali inerti o sulle acque di dilavamento – ha continuato Nardin – Questa carenza impedisce ai sindaci di emettere ordinanze o provvedimenti di rimozione, mancando le basi giuridiche per definire il materiale come inquinato. Per questo motivo, la Provincia ha sollecitato l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Ministero per definire urgentemente parametri di riferimento certi”.
Fondamentale sarà il ruolo della Regione Veneto, in quanto committente dell’opera Pedemontana e soggetto con competenze specifiche in materia ambientale. La Provincia e i Comuni chiedono la collaborazione della Regione per lavorare assieme alla tutela dell’ambiente.
“Vorremmo poter garantire un monitoraggio costante ma ci servono fondi, per questo abbiamo contattato sia il Ministero che la Regione – ha sottolineato il consigliere Filippo Negro – L’obiettivo è replicare il progetto Giada, la convenzione che lega i Comuni dell’ovest vicentino per monitorare le matrici ambientali. E’ necessario creare la stessa sinergia”.
Tre sono le azioni individuate come urgenti: un invito ai sindaci a censire la situazione nei propri territori, in collaborazione con i proprietari dei siti; un tavolo tecnico-politico con la Regione Veneto, da programmare nei prossimi giorni; un sollecito all’Istituto Superiore della Sanità per inquadrare correttamente la natura del Pfba e avere limiti certi anche su materiali inerti.
“In questo momento i sindaci hanno le mani legate – ha sottolineato il vice presidente Moreno Marsetti – Non possiamo intervenire con ordinanze perché non abbiamo basi giuridiche su cui muoverci. Poter contare su un tavolo provinciale ci permette di fare massa critica e di confrontarci con Regione e Ministero affinché il monitoraggio resti ai massimi livelli di attenzione”.
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