I ProPal in piazza per Kaabouri, Michelusi: “Solidali col popolo, non con gli indagati”

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La vicenda esplosa attorno al consigliere comunale di Thiene Alaeddine Kaabouri ha travolto la politica locale, trasformandosi in pochi giorni in un caso mediatico e istituzionale di ampia portata che non cessa di creare dibattito. Tutto nasce da un post pubblicato sui social dal consigliere di maggioranza, che ha espresso solidarietà non solo al popolo palestinese, ma direttamente a Mohammad Hannoun, uno dei nove arrestati nell’operazione antiterrorismo condotta dalla Digos e dalla Guardia di Finanza di Genova, accusati di aver finanziato Hamas attraverso associazioni benefiche.

Nel suo intervento social, Kaabouri aveva scritto: “Io sto con Mohammad Hannoun”, definendo l’indagine una “nuova operazione repressiva” e sostenendo che “in Italia la solidarietà al popolo palestinese viene trattata come un crimine”. Parole che avevano immediatamente provocato reazioni durissime. Il deputato di Fratelli d’Italia Silvio Giovine, per primo, aveva sollevato il caso parlando di affermazioni “gravissime e inaccettabili per chi ricopre un ruolo istituzionale”, chiedendo al sindaco una presa di distanza e la revoca delle deleghe. A ruota, anche altre forze politiche avevano trasversalmente denunciato la “delegittimazione delle istituzioni” contenuta nel post, sottolineando come Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza operino “nell’esclusivo interesse della sicurezza nazionale” e non sotto “regie politiche”.

Un messaggio netto quello di Kaabouri, mai ritrattato neanche in una virgola, che in mezzo ad una vera e propria bufera mediatica, ha convinto il sindaco Giampi Michelusi a revocargli le deleghe. Da qui, la reazione del collettivo “Altovicentino per la Palestina”, che ha convocato una manifestazione per sabato 10 gennaio al Bosco di Thiene, accusando il primo cittadino di aver ceduto alle pressioni della destra e di aver punito una “opinione legittima”. Nel loro appello, gli attivisti denunciano un clima di “repressione politica” e sostengono che gli arresti di Hannoun e degli altri membri dell’Associazione Benefica di Solidarietà siano stati “preventivi, basati su documentazione fornita da Israele”, Paese che accusano di “genocidio” e “violazioni sistematiche del diritto internazionale”. Il collettivo chiede al sindaco di presentarsi in piazza e di spiegare “perché abbia accontentato la destra che copre il genocidio”, accusandolo di aver esposto Kaabouri e la sua famiglia a una “campagna d’odio online costellata di insulti razzisti e minacce di morte”.

Una manifestazione – nelle intenzioni dei promotori – che vuole essere un momento di difesa della “libertà di opinione, della democrazia e dell’autodeterminazione del popolo palestinese”. Doppiamente rammaricato invece Michelusi, costretto a parare i colpi delle opposizioni oltre che quelli del consigliere ProPal: “È fuorviante sostenere che le deleghe siano state revocate per la solidarietà al popolo palestinese. Il problema è che il consigliere ha definito l’azione della Magistratura, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza una ‘repressione politica’. È una delegittimazione delle istituzioni, non condivisa dalla maggioranza”, ha dichiarato Michelusi. Il sindaco ha ricordato infatti che anche la lista civica di Kaabouri, “Èqua Thiene”, ha preso le distanze, definendo quelle del consigliere “posizioni personali”: “Il conferimento di deleghe si basa su un rapporto di fiducia e condivisione. Quando questo viene meno, è mio dovere intervenire”, ha ribadito Michelusi, ricordando che l’amministrazione ha sempre sostenuto iniziative a favore della pace e del riconoscimento della Palestina, come “Bagliori di Pace” oltre che la mozione per il riconoscimento della stato stesso: “Tutto dimenticato a quanto pare – chiosa Michelusi – preoccupato che la manifestazione possa “scaldarsi” come avvenuto a fine novembre a Schio – ma le nostre azioni parlano per noi, coerenti col nostro ruolo ed il rispetto istituzionale al tempo stesso”.

Delusione per l’atteggiamento ostinato di Kaabouri, ma senza dimenticare che diverse visioni, benché equivoche, non possono lasciare spazio ad odio e minacce: “Condanniamo con fermezza le minacce e gli insulti rivolti alla persona e alla famiglia del consigliere Alaeddine Kaabouri – scandisce Michelusi – queste non trovano in alcun modo motivazione d’essere”. La libertà di espressione, il ruolo delle istituzioni, la solidarietà internazionale, il confine tra attivismo politico e responsabilità amministrativa: tante le questioni sul tavolo in queste feste che ormai volgono al termine. In mezzo anche l’appello dell’eurodeputata di Avs, Ilaria Salis, che ha promosso una petizione pro Kaabouri al grido di “Parlare di Palestina non può costare l’emarginazione politica”. In attesa di una mobilitazione che rischia di aumentare la frattura politica e sociale. Ma che si auspica, la più pacifica possibile.

Fatali i post sui social, il sindaco revoca le deleghe a Kaabouri

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