Anno scolastico al via, il “preside bis” Pozza: “Scuola sia coerente e capace di relazioni”

C’è chi, per l’inizio di un nuovo anno scolastico, prepara zaini, libri e programmi e chi immagina un futuro e ne prepara il percorso. Sandro Pozza, 43 anni, residente a Lugo di Vicenza, marito di Laura e padre delle gemelle Emma e Ginevra, da oggi percorrerà ogni giorno cento chilometri tra Bassano del Grappa e Pieve del Grappa – nel trevigiano – per dirigere due realtà scolastiche chiamate a costruire insieme una risposta concreta alle sfide di oggi e di domani.
Da una parte lo storico Istituto Vescovile “Graziani” di Bassano, dall’altra l’Istituto “Filippin” dei Fratelli delle Scuole Cristiane, dove Pozza opera dal 2012. A unirli non è soltanto la sua figura, ma un patto di rete che punta a ridisegnare l’offerta educativa tra il Brenta e il Grappa, trasformando una difficoltà – quella della crisi demografica e del calo delle iscrizioni – in un’occasione di rilancio e innovazione. Un progetto che parla di continuità educativa, nuove metodologie didattiche, bilinguismo, tecnologia e attenzione alle famiglie.
Professor Pozza, mi racconta questa partenza fra speranze e preoccupazioni di un Dirigente bilocato? Domenica sera abbiamo festeggiato l’avvio del nuovo anno scolastico al Graziani: più di 300 persone intervenute…un gran segnale! E poi la messa celebrata dall’abate di Bassano, don Andrea Guglielmi, legale Rappresentante dell’istituto, da poche settimane nuovo vicario del vescovo Brugnotto. L’inizio dell’anno scolastico è sempre un momento di grande responsabilità ma anche di speranza. Nelle due sedi che dirigo ci apprestiamo ad accogliere 340 alunni dai 0 ai 14 anni, accompagnati da 39 insegnanti, una vera comunità educativa che ogni giorno si mette in cammino insieme. La speranza più grande è che ciascun ragazzo possa sentirsi accolto, valorizzato e messo nelle condizioni di esprimere i propri talenti. Anche il Vangelo ci ricorda che a ciascuno è affidato un dono da far fruttificare e la scuola ha proprio questo compito: aiutare ogni studente a scoprire il meglio di sé. Le preoccupazioni riguardano soprattutto le fragilità educative, relazionali ed emotive che incontriamo sempre più spesso anche nei più piccoli, ma affrontiamo queste sfide con fiducia e spirito di servizio.
Da Dirigente, il suo ruolo è un crocevia fra insegnanti, studenti e famiglie. Quanto è importante la relazione, il confronto e la sinergia pur nel rispetto del ruolo di ciascuno? La scuola vive di relazioni. Nessun progetto educativo può avere successo senza una collaborazione autentica fra famiglie, docenti e istituzione scolastica. Non mi stancherò mai di ripetere che la scuola sarà una seconda famiglia quando la famiglia sarà la prima scuola. Ognuno ha il proprio ruolo e la propria responsabilità, ma tutti condividiamo lo stesso obiettivo: il bene dei ragazzi. Il Vangelo ci presenta spesso l’immagine del camminare insieme, dell’ascolto reciproco e della cura dell’altro. Credo che questo sia un modello valido per ogni scuola: dialogare, confrontarsi e, quando necessario, saper affrontare le difficoltà con rispetto e fiducia reciproca. Una comunità educativa forte nasce dalla corresponsabilità e dalla condivisione dei valori fondamentali.

La scuola, non neghiamolo, anche quest’anno parte fra alcune difficoltà, non ultima il disagio climatico stante le temperature di questi giorni. Che ne pensa? Certamente le temperature di questi giorni fanno un certo effetto: sembra quasi di essere alla fine dell’anno scolastico più che all’inizio. Il caldo incide sul benessere e sulla capacità di concentrazione di studenti e docenti e richiede attenzione da parte di tutti. Tuttavia, oltre al disagio immediato, questa situazione ci richiama a una sfida più ampia: educare le nuove generazioni alla consapevolezza ambientale e alla cura del creato, specie in quest’anno giubilare del mondo francescano. La scuola è chiamata anche a questo, ad aiutare i ragazzi a leggere il presente e a comprendere i cambiamenti che stanno interessando il nostro mondo. Nel frattempo, con buon senso e spirito di collaborazione, cercheremo di garantire le migliori condizioni possibili per vivere serenamente l’avvio dell’anno scolastico.
Ragazzi e ragazze, oggi più che mai, vivono un delicato equilibrio che necessita di comprensione ma anche di fermezza. Come la vede? Credo che i ragazzi abbiano un profondo bisogno di adulti credibili e coerenti. Chiedono ascolto, comprensione e vicinanza, ma anche regole chiare e punti di riferimento solidi. Nel Vangelo troviamo un esempio straordinario di questo equilibrio: Gesù accoglie sempre la persona, ma nello stesso tempo indica una direzione, una prospettiva di crescita. Anche a scuola siamo chiamati a esercitare una forma di autorevolezza che non nasce dall’imposizione, ma dalla coerenza e dalla capacità di costruire relazioni significative. Educare significa accompagnare i ragazzi con pazienza, fiducia e responsabilità, aiutandoli a diventare cittadini e persone mature.
Cosa c’è nella scuola che merita di essere messo in risalto e magari si vede poco e cosa, al contrario, andrebbe rivisto o migliorato? Merita di essere valorizzato il lavoro quotidiano e spesso silenzioso di tutta la comunità scolastica. Dietro i numeri, ci sono persone che ogni giorno investono tempo, competenza e passione per costruire opportunità educative significative. Si parla poco della dedizione di tanti docenti che accompagnano i ragazzi ben oltre l’orario delle lezioni e della straordinaria capacità inclusiva della scuola italiana. Al tempo stesso sarebbe auspicabile una semplificazione burocratica che permetta di dedicare più energie alla relazione educativa. La scuola dà il meglio di sé quando riesce a mettere al centro la persona, secondo un principio che è profondamente evangelico: riconoscere in ogni ragazzo una dignità unica e irripetibile, da custodire e far crescere.
Ci conceda un pensiero più intimo. L’anno inizia senza papà Franco, che lei stesso ha menzionato nel saluto ai ragazzi. Ma c’è però sempre la guida del fratello, Don Marco, noto per il suo impegno da cappellano al Due Palazzi e per la sua profonda capacità comunicativa. Quanto contano i sani punti di riferimento, ad ogni età?
Per me questo inizio d’anno ha un significato particolarmente profondo. Il 3 Marzo scorso ho perso mio papà e il dolore della sua assenza è ancora presente. Proprio per questo, sento ancora più forte il bisogno di dire grazie. Grazie a lui, per ciò che mi ha trasmesso, assieme a mamma Ivette: il senso del dovere, la dedizione silenziosa, la fiducia nella vita anche nei momenti difficili. Questa gratitudine diventa oggi parte del mio modo di vivere il servizio educativo, nel desiderio di trasmettere agli altri ciò che ho ricevuto. Marco certamente rimane un faro prezioso: ai ragazzi auguro proprio questo, di trovare qualcosa di grande che li ispiri e li accompagni, un esempio che li fortifichi e li aiuti a diventare protagonisti positivi della loro vita.
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