Silva, ora decide l’Europa: la petizione vicentina finisce sotto la lente dell’UE

L’Europa apre ufficialmente il dossier Silva. A quasi un anno dall’avvio della mobilitazione territoriale, il progetto dell’impianto per il trattamento di rifiuti pericolosi — compresi quelli sanitari infettivi — proposto nel comune di Montecchio Precalcino da Silva Srl, società del gruppo EcoEridania, arriva sul tavolo del Parlamento Europeo. La Commissione Petizioni ha infatti dichiarato ammissibile la petizione presentata dal Comitato Tuteliamo la Salute, aprendo la strada a un’indagine preliminare della Commissione Europea e a un possibile coinvolgimento della Commissione Ambiente dell’Europarlamento.
La notizia, che segna un passaggio politico e istituzionale di grande rilievo, è stata confermata oggi, 10 gennaio, durante una conferenza stampa a Vicenza dalla vicepresidente della Commissione Petizioni, Cristina Guarda, affiancata dal consigliere regionale Carlo Cunegato e dal presidente del Consiglio comunale di Vicenza Massimiliano Zaramella. Una vicenda, quello legata al piano di sviluppo industriale, ora formalmente all’esame delle istituzioni europee, chiamate a valutare le criticità ambientali sollevate dal Comitato, in particolare quelle relative al rischio per le falde del Bacchiglione e alla vicinanza con gli acquedotti che riforniscono il Padovano. E a certificare l’ingresso del caso Silva nell’agenda europea è stata una lettera ufficiale del presidente della Commissione Petizioni, Bogdan Rzońca, indirizzata al Comitato. Nel documento, Rzońca afferma che: “La commissione per le petizioni ha esaminato la petizione e l’ha dichiarata ricevibile, dal momento che la questione sollevata rientra nel campo di attività dell’Unione europea”. Il presidente aggiunge inoltre di aver richiesto alla Commissione Europea una indagine preliminare e di aver trasmesso la petizione alla Commissione Ambiente, Clima e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo per informazione e approfondimento.
La petizione, caricata sul portale dell’Unione Europea il 14 agosto scorso, sostiene che il progetto Silva potrebbe entrare in conflitto con un ampio ventaglio di normative comunitarie. Al centro delle contestazioni, figurano la Direttiva Quadro sulle Acque e le norme che regolano la qualità delle acque destinate al consumo umano, insieme alle disposizioni europee che tutelano le acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento. Il Comitato richiama inoltre l’attenzione sulla Direttiva Habitat, che impone agli Stati membri la conservazione degli ecosistemi naturali e delle specie selvatiche, e sulle norme europee relative alla qualità dell’aria e alla Valutazione di Impatto Ambientale, ritenendo che l’impianto proposto da Silva possa compromettere questi standard.
Le preoccupazioni riguardano soprattutto la collocazione dell’impianto in un’area particolarmente sensibile, posta sopra una delle falde acquifere più estese e strategiche d’Europa, da cui dipende l’approvvigionamento idrico di una vasta porzione del Veneto.
Sul fronte europeo, la procedura ora prevede che una delegazione del Comitato venga convocata a Bruxelles per presentare la petizione direttamente ai gruppi politici dell’Europarlamento.
La data della discussione non è ancora stata fissata, ma il percorso è definito: dopo l’esposizione dei contenuti, seguiranno un dibattito e un voto. Qualora il Parlamento Europeo dovesse esprimersi a favore delle richieste avanzate dal Comitato, la petizione verrebbe formalmente presa in carico da una Commissione competente, che potrebbe valutare l’avvio di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Un precedente significativo, in tal senso, esiste già: la procedura INFR(2015)2163, tuttora aperta, con cui Bruxelles contesta al nostro Paese la mancata definizione di misure di conservazione adeguate per gli habitat naturali. Nel frattempo, nel vicentino si avvicina un passaggio altrettanto decisivo. A gennaio è attesa la Conferenza dei Servizi chiamata a pronunciarsi in via definitiva sul progetto Silva. Il Comitato ha chiesto alla Provincia di rinviare la seduta, ritenendo opportuno attendere prima l’esito della discussione europea, che potrebbe incidere in modo sostanziale sul quadro normativo e sulle valutazioni tecniche del progetto.