Polizia locale, De Peron lascia e Michelusi attacca: “Chi si lamenta ora dov’era prima?”

Il consorzio di polizia locale Nordest Vicentino non è crollato, ma la crepa è ormai visibile. Le dimissioni di Enrico De Peron dalla presidenza dell’assemblea consortile hanno fatto emergere ciò che da mesi si percepiva sotto traccia: un sistema sotto pressione, attraversato da tensioni politiche e amministrative che nessuno, finora, aveva messo nero su bianco. De Peron lo ha fatto con un passo indietro che pesa più delle parole: “Ho rassegnato le dimissioni perché non riuscivo più ad attuare ciò che alcuni sindaci chiedono e perché sono emerse divergenze tra Comuni. Spero che questo gesto apra finalmente un confronto serio”.
Un messaggio asciutto, senza polemiche, ma che fotografa un consorzio in cui la coesione si è incrinata. Da una parte i sindaci che lamentano costi crescenti e un servizio giudicato sbilanciato su Thiene; dall’altra chi difende il modello consortile e accusa alcuni amministratori di guardare al passato con nostalgia più che con lucidità. Le critiche non sono nuove. I Comuni più piccoli denunciano da tempo un rapporto squilibrato tra ore di presenza degli agenti e costi sostenuti. Villaverla è l’esempio più citato: “Nel 2024 pagava 105mila e 600euro per 2400 ore complessive; nel 2026, con trecento ore in meno, la stima supera i 123mila euro. Voglio sentirmi libero – chiosa De Peron – di rappresentare certe istanze senza venir meno al ruolo di garante di tutte le parti che la presidenza richiedeva. Ma questa responsabilità la devono sentire tutti e non posso dire, vista anche l’ultima assemblea, che sia sempre andata così”. Sullo sfondo, un organico ridotto – poco più di quaranta agenti contro una necessità di almeno settanta – e la sensazione che il consorzio non riesca più a garantire un servizio uniforme.
In questo clima, c’è chi ipotizza l’uscita dal consorzio, chi rimpiange la gestione più accomodante dell’ex comandante Giovanni Scarpellini, chi parla apertamente di correnti e riposizionamenti politici. Ma c’è anche chi, come Thiene, respinge al mittente l’idea di essere il centro di gravità del problema. Giampi Michelusi, sindaco di Thiene e presidente del CdA, rompe il silenzio con un intervento che è insieme difesa e controaccusa. Ed è un fiume in piena: “I sindaci che oggi invocano un ritorno all’epica efficienza del passato, quanto conoscevano davvero la gestione del consorzio? Quanto erano informati sui costi reali, sulla composizione delle spese, sull’organizzazione del personale? Probabilmente molto poco. La cosiddetta funzionalità storica ha lasciato in eredità esigenze non più rinviabili: formazione, dispositivi di sicurezza, aggiornamento dei mezzi, digitalizzazione. Tutto questo ha un costo. Il servizio costava 37 euro l’ora nel 2020 ed è fissato a 39 nel 2026: davvero nessuno si è chiesto come fosse possibile, con l’aumento del costo della vita? E quanto alla presunta concentrazione di risorse su Thiene, le ragioni non sono politiche ma oggettive: dimensione del territorio, popolazione, e una cittadella degli studi che accoglie oltre 6mila studenti al giorno. Purtroppo pochi detrattori fanno più rumore dei molti che apprezzano il lavoro degli agenti. E chi pensa di uscire dal consorzio sappia che non potrà più rientrare: la normativa non lo consente”.
Un pensiero, quello di Michelusi, presto tradotto e servito: non è Thiene a drenare risorse, ma il consorzio a dover affrontare costi strutturali che per anni sono stati sottovalutati. La sua lettura è che la trasparenza introdotta negli ultimi anni abbia reso visibili dinamiche che prima venivano gestite in modo più informale, e che oggi alcuni sindaci scambino per peggioramento ciò che è, a suo dire, semplice emersione della realtà. Ma l’adunanza dei primi cittadini è divisa, tranne su un punto: la stima verso il personale del Consorzio – “comandante Filippo Colombara in testa”, rimarca Michelusi – non è in discussione. La frattura, però, resta. Le dimissioni di De Peron hanno tolto l’ultimo velo di prudenza e costringono ora i Comuni a guardarsi negli occhi. Il consorzio Nordest Vicentino non è ancora al punto di rottura, ma la domanda è sul tavolo: riformarlo o rischiare di lasciarlo implodere? La risposta, per ora, non c’è. Ma il tempo delle mezze frasi sembra finito.
L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.
Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.
Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.