Rogo al Cioci’s, parlano i gestori: “Riaprire? Difficile dirlo, ma l’affetto ci ha commossi”

Avvicinandosi l’aria ancora puzza di bruciato. Oggi il Cioci’s è una palazzina che sembra trattenere il fiato. Le transenne la cingono come un cordone sanitario, delimitando un pericolo di crollo che è anche un confine emotivo: a Seghe di Velo D’Astico, oltre quella linea c’è un guscio annerito, fragile, quasi lo spettro di ciò che fino a due sabati fa era un punto di ritrovo, un luogo vivo, riconoscibile da tutti. Ora restano solo muri feriti e finestre vuote che guardano la strada senza più restituire nulla.

Il 14 marzo scorso, le fiamme, originate verosimilmente da un guasto elettrico in un impianto comunque a norma, hanno trovato ossigeno tra scale e solai di legno, trasformandosi in un vortice che ha raggiunto il sottotetto con una velocità spietata. Il locale era chiuso, ma l’allarme è scattato subito grazie ai vicini. Da Schio, Asiago e Vicenza i vigili del fuoco si sono prodigati per ore a contenere un incendio che sembrava sempre un passo avanti. Nessun ferito, ma l’edificio è stato devastato. E le sirene dei mezzi di soccorso assieme e al vociare incredulo dei passanti, hanno lasciato spazio al silenzio.
Solo dopo una decina di giorni di smarrimento siamo riusciti a parlare con Gabriella Pellegrini e il marito Egidio Corrà. Seduti davanti a ciò che resta del loro mondo, cercano le parole come si cerca un appiglio. Dentro quelle mura hanno speso quasi trentacinque anni – salvo una breve parentesi in cui il locale era stato affittato a terzi – coccolando una clientela che nel tempo era diventata famiglia: “Era la nostra vita – confida Gabriella con un filo di voce – un pezzo della storia dei nostri nonni, dei nostri genitori, e poi di nostro figlio Marco. Non era solo un lavoro”. E la comunità lo ha capito subito. Nei giorni successivi al rogo, il telefono ha iniziato a vibrare senza sosta: messaggi, chiamate e anche visite: “Tutti ci chiedono la stessa cosa: Quando riaprirete? – racconta ancora la titolare – ma è impossibile dirlo. L’amore per questo posto non ci fa escludere niente, ma è troppo presto per sbilanciarci. Troppe le variabili. E’ tutto da rifare da zero. Non conosciamo ancora nemmeno l’esatta dinamica. Abbiamo visto crollare il nostro mondo senza poter far nulla”.
Egidio ascolta, annuisce, stringe le mani. La ferita è ancora aperta, ma non c’è solo rassegnazione nelle loro parole. C’è dolore, certo, ma anche una gratitudine che li sorprende mentre la pronunciano: “I pompieri sono stati straordinari, per professionalità e umanità – dice Gabriella – e lo stesso vale per tutte le forze dell’ordine intervenute. E poi gli amici, i clienti…ci hanno avvolti in un abbraccio fortissimo. Questo non lo dimenticheremo mai”. Sentimenti che per quanto buoni non bastano. Ma attorno, nella comunità che continua a fermarsi davanti a quelle macerie scuotendo il capo, qualcosa resiste. Non è ancora un progetto, non è una promessa. È solo una possibilità. E a volte, dopo un incendio così, è da una possibilità che si ricomincia.
Violento incendio sopra la pizzeria Cioci’s, vigili del fuoco all’opera
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