Lupi, sentinelle di silicio tra i pascoli: il Veneto scommette sui cani robot. Ma la spesa divide

Un cane da guardia che non abbaia, non mangia e non dorme. Cammina su quattro zampe d’acciaio, scruta il pascolo con sensori e telecamere e, quando individua un predatore, reagisce con luci, suoni o ultrasuoni. Sembra un’invenzione uscita da un film di fantascienza, invece è una delle ipotesi su cui stanno lavorando Regione Veneto, Veneto Agricoltura e Università di Padova per contrastare le predazioni dei lupi nelle aree montane.
L’idea nasce da un problema concreto: il ritorno stabile del lupo sulle montagne venete e le crescenti difficoltà degli allevatori nel proteggere greggi e mandrie. Le recinzioni elettrificate e i deterrenti tradizionali funzionano, ma spesso solo all’inizio. Con il tempo il predatore si abitua e impara a convivere con gli ostacoli. Da qui la ricerca di sistemi più dinamici, capaci di modificare continuamente segnali e comportamenti per mantenere alta l’efficacia della dissuasione. I primi test hanno riguardato dispositivi intelligenti basati su luci e ultrasuoni, con risultati giudicati incoraggianti dai ricercatori. Sullo sfondo, però, si profila il progetto più ambizioso: un cane robot in grado di pattugliare autonomamente i pascoli e intervenire quando rileva la presenza di un lupo.
È qui che l’entusiasmo lascia però spazio a qualche perplessità. Perché il nodo non è soltanto tecnico. È economico. Le stime circolate nelle ultime settimane parlano di costi che oscillano tra i 70 mila e oltre 100 mila euro per ogni unità equipaggiata, mentre l’intera sperimentazione supera i 280 mila euro. Una cifra che ha acceso la polemica politica. C’è chi chiede di conoscere nel dettaglio i risultati ottenuti e si domanda se una macchina costosa, con limiti di autonomia e destinata a operare tra fango, neve, rocce e maltempo, possa davvero sostituire l’esperienza dei cani da guardiania e il presidio umano delle malghe. Il confronto, in fondo, va oltre la tecnologia. Da una parte c’è la necessità di trovare strumenti nuovi per convivere con i grandi carnivori senza abbatterli. Dall’altra resta una domanda semplice, quella che allevatori e contribuenti attendono di vedere sciolta dai test sul campo: il cane robot sarà davvero una soluzione o soltanto una suggestione tecnologica dal prezzo molto salato?
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