Schneck: “Il voto di domenica serve ai veneti, non alla Lega. Importantissimo andare a votare”

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Il facsimile della scheda elettorale e Attilio Schneck Lega Nord)

“E’ un referendum che serve ai veneti, non alla Lega”. E’ perentorio Attilio Schneck, già sindaco leghista di Thiene, ex presidente della Provincia e dell’autostrada Brescia-Padova, sulla chiamata al voto referendario per l’autonomia di domenica 22 ottobre.

Schneck, non rischia di ridursi a un sondaggio molto costoso questo referendum, visto che è consultivo?

“Assolutamente no, è un atto ufficiale, una votazione a tutti gli effetti, una manifestazione di volontà specifica, con una netta presa di coscienza e conoscenza di quanto la Costituzione garantisce a tutte le Regioni. E’ una scelta che andrà oltre il Veneto, perché dal giorno dopo inizierà un percorso di confronto fra Stato e Regione sulle materie che il Veneto andrà a gestire in maniera autonoma”.

E perché non è stato fatto nulla in questi anni?

“Per inerzia da parte dei vari governi, che non hanno attivato quanto previsto dalla Costituzione. Ho sempre sostenuto che dare autonomia, prima di essere una richiesta delle Regioni, era un obbligo del Governo, a cui spetta l’applicazione dell’articolo 3 della Costituzione. Poi c’è stata anche la previsione contenuta nell’articolo 116, ma lo Stato centrale è sempre stato recalcitrante e spesso si è messo in atteggiamento conflittuale con le Regioni. E’ ora che si vada a chiarire la questione, per non avere più il carico di contenzioso che c’è ora rispetto alle competenze dell’uno e delle altre. Ora le Regioni, visto che il Governo non si è mai mosso, hanno iniziato a prendere in mano la questione”.

Il referendum però ha anche un intento politico: rafforzare la Lega di  Salvini…

“Direi di no. Non possiamo guardare tutte le scelte fermandoci alle conseguenze immediate, dobbiamo avere uno sguardo di media-lunga scadenza, dobbiamo pensare al dopo domani e non fermarci come sempre al domani. Viviamo una scarsità di visione. L’autonomia delle Regioni serve a chiunque andrà a governare, non c’entrano i risultati immediati. E’ chiaro poi che se un partito politico sa portare avanti idee innovative, il popolo lo può premiare. Ricordiamoci però che questi cambiamenti li ha chiesti direttamente la Corte Costituzionale con la sentenza nella quale ha dato l’ok al referendum. L’Alta Corte in sostanza ha detto:  visto che il Governo non cambia niente, sarà bene che siano i cittadini a cambiare le cose! Domenica è un punto di partenza, non di arrivo. Da lunedì parte un percorso nuovo”.

E le tensioni verso l’indipendenza?

“L’idea che il Veneto si stacchi dall’Italia non esiste. Sono passaggi che non hanno attinenza con l’autonomia, che invece mira proprio a tenere unita la molteplicità che ci viene riconosciuta nel  mondo e che si realizza nelle diverse caratteristiche delle singole regioni: siamo un corpo unico con una serie di sfaccettature e essenze diverse, che fanno sì che l’Italia sia un grande popolo con le sue diverse prerogative e specificità”.

Una previsione sull’affluenza?

“Io spero che la gente si metta una mano sulla coscienza e vada a votare, è importantissimo. Non ci si può lamentare mai di come vanno le cose se poi non si va a votare. Ciascuno voti e lo faccia con la sua autonoma valutazione e decisione. Chi non vota vuol dire che sta troppo bene, non può lamentarsi. Il Veneto ha un’occasione importante per essere presente, attore attivo di cambiamento a livello generale e questo dipende dal voto di ogni singolo cittadino. È la democrazia e io ci credo”.

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