Referendum, le ragioni del comitato per l’astensione. Poggi: “Danneggia la causa autonomista”

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Il facsimile della scheda elettorale e Stefano Poggi, presidente del comitato per l'astensione

Tra i tanti inviti ad andare a votare domenica per il referendum regionale sull’autonomia, in Veneto si è alzata da qualche mese anche la voce di chi diserterà le urne. E’ quella del comitato dei “Veneti per l’astensione”, un gruppo composto principalmente da giovani che non ritiene lo strumento del referendum idoneo a portare avanti le ragioni dell’autonomia, pur non essendo contrario alla causa.

A spiegarlo in questa intervista, è il presidente del comitato, il vicentino Stefano Poggi.

Quali sono le tre motivazioni principali per cui chiedete ai veneti di astenersi domenica?

“La prima è perché non serve alla causa autonomista: per aprire la famosa ‘trattativa’ non è necessario alcun referendum e, secondo la Costituzione Italiana, lo Stato centrale è obbligato ad aprirla. La seconda è perché non è un referendum sull’autonomia: è un plebiscito che serve ai politici veneti per mascherare i disastri di cui sono responsabili, come la Pedemontana, le banche popolari e il Mose). La terza è perché l’autonomia è un tema troppo importante perché i politici lo usino come strumento da campagna elettorale: vogliamo che si apra subito una discussione sul modello di autonomia da richiedere allo Stato. Perché da quello che abbiamo visto negli ultimi decenni, la loro idea è quella di avere in laguna a Venezia una Roma con i canali”.

Siete favorevoli all’autonomia? Non pensate che un referendum possa rafforzare le richieste da avanzare a Roma? 

“Siamo favorevoli all’autonomia e a tutte le riforme che portano il potere verso i cittadini. Più che verso Venezia, pensiamo che il trasferimento di potere da Roma dovrebbe essere verso le comunità locali, dove i cittadini possono effettivamente controllare il potere dal basso. Il presidente della Regione Veneto non lo vedo mai, se non a qualche sagra a farsi le marchette, il sindaco del mio Comune lo vedo ogni fine settimana in piazza. E gli posso chiedere conto delle sue azioni. Questo referendum non solo non rafforza la richiesta di autonomia per i veneti, ma la danneggia: è stato pensato come un atto unilaterale ed ostile nei confronti delle altre Regioni, per di più nell’anniversario dell’unificazione del Veneto all’Italia – quasi fosse una ‘rivincita’. Visto che qualsiasi autonomia dovrà essere votata da tutto il Parlamento Italiano, in questo modo non si fa altro che indebolire le condizioni per chiederla”.

Quale scenario immaginate da lunedì?

“Questo lo decideranno i veneti domenica. Se, come speriamo, moltissimi veneti non andranno a votare, sarà il primo segnale ai nostri politici che la gente si è stufata di dargli assegni in bianco costantemente traditi. Meno gente andrà a votare, più forte sarà il segnale che il popolo darà ai palazzi veneziani. Ovviamente con tutti i poteri forti ed i partiti dalla parte del Sì, questa non è stata una gara ad armi pari. Ma comunque vada, ogni battaglia fatta dalla parte del popolo è una battaglia giusta”.

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