Violenza sessuale, Sambo e Luisetto (Pd): “Mozione in Regione. Sul consenso non si arretra”

“Sul consenso non si può tornare indietro. Per questo anche dal Veneto deve levarsi una voce chiara: il Parlamento mantenga l’impianto approvato dalla Camera sulla riforma dell’articolo 609-bis del codice penale e non indebolisca un principio fondamentale di civiltà giuridica e democratica. Abbiamo presentato una mozione in Consiglio Regionale che chiediamo venga discussa al più presto”. Lo dichiarano Monica Sambo e Chiara Luisetto, consigliere regionali del Partito Democratico, intervenendo nel dibattito sulla riforma della norma in materia di violenza sessuale.
Il testo approvato dalla Camera era fondato sul principio del consenso libero e attuale, mentre nel passaggio al Senato il nuovo impianto è stato riformulato facendo riferimento alla “contrarietà della volontà della persona offesa”, con l’eliminazione del riferimento esplicito al consenso. “È un fatto grave – proseguono Sambo e Luisetto – perché il principio del consenso non è un dettaglio tecnico, ma il cuore di una cultura del rispetto e dell’autodeterminazione. Dire con chiarezza che senza una volontà libera, esplicita e attuale non può esserci alcun rapporto sessuale significa affermare un principio di libertà, di dignità e di tutela reale delle vittime”.
Le consigliere dem ricordano inoltre che l’introduzione del consenso nella normativa italiana rappresenterebbe un passo coerente con gli impegni internazionali assunti dal nostro Paese, a partire dalla Convenzione di Istanbul, che invita gli Stati a riconoscere chiaramente che ogni rapporto sessuale deve basarsi su una volontà libera e consapevole. Per il 2024, la statistica regionale del Veneto riporta che 2.327 donne hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza, alle quali si aggiungono 1.453 donne già seguite dai centri antiviolenza. “Numeri che descrivono una realtà che non possiamo ignorare e che dimostrano quanto sia necessario rafforzare gli strumenti di prevenzione, tutela e sostegno alle vittime”, sottolineano Sambo e Luisetto.
Secondo le consigliere, spostare l’attenzione dal consenso al dissenso rischia di produrre un arretramento culturale e giuridico, perché finisce per concentrare il peso della prova sulla capacità della vittima di dimostrare di essersi opposta, invece di affermare con chiarezza che il rapporto sessuale è lecito solo quando c’è una volontà libera e condivisa. “Non possiamo accettare – concludono Sambo e Luisetto – che proprio su un tema così delicato si facciano passi indietro. In un Paese segnato da violenze, abusi e femminicidi servono norme più chiare, più efficaci e più avanzate sul piano culturale. Il consenso deve restare al centro: senza consenso è violenza. Su questo il Parlamento deve assumersi una responsabilità chiara e mantenere l’impianto approvato dalla Camera”.
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