Agricoltore muore per la puntura di un calabrone dopo una settimana di agonia

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E’ stato un destino davvero beffardo quello che ha portato via Giampietro Pranovi, un agricoltore in pensione di 71 anni vicentino agli affetti più cari: l’uomo infatti è stato punto in casa in piena notte da un calabrone, entrando in pochi secondo in shock anafilattico, tanto che l’arrivo dell’ambulanza nel giro di una decina di minuti l’ha trovato già in arresto cardiaco: è morto dopo una settimana di agonia nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Bortolo di Vicenza.

La drammatica vicenda lascia senza parole, tanto più se si pensa che il 71enne ha passato una vita nei campi a contatto con la natura, le sue bellezze e le sue insidie. Il dramma si è consumato infatti in un’abitazione di Bertesina, in aperta campagna,  lo scorso 28 settembre: l’uomo si alza in piena notte da letto e in corridoio calpesta inavvertitamente un calabrone, l’insetto più grosso e aggressivo della famiglia delle vespe. La reazione allergica, di cui non era a conoscenza, è immediata: Pranovi fa appena in tempo ad avvertire la moglie Lucia Miotti, ex infermiera e per molti anni caposala in ospedale a Valdagno, e a dirle che si sente male.

 

La donna capisce immediatamente di trovarsi di fronte ad uno shock anafilattico e chiama immediatamente il 118: tutto inutile, perché nel giro di una manciata di secondi, prima ancora che l’ambulanza possa arrivare nella casa in aperta campagna, l’uomo va in arresto cardiocircolatorioperde conoscenza. Il medico e l’infermiere del Suem hanno praticato immediatamente le manovre salvavita, compresa la defibrillazione e una iniezione di adrenalina. Recuperato il battito, sono partiti in velocità verso il pronto soccorso dell’ospedale vicentino.

Il quadro clinico si è presentato fin da subito molto compromesso: per i medici, il pungiglione si era conficcato così in profondità da raggiungere una vena principale del piede, facendo così entrare immediatamente e direttamente in circolo il veleno. L’agricoltore, è stato intubato e ricoverato nel reparto di rianimazione in coma farmacologico, ma purtroppo la gravità delle sue condizioni – con l’attività cerebrale azzerata e solo il cuore a mantenerlo in vita – ha portato al decesso dopo una settimana di agonia, senza che si sia mai risvegliato e lasciando nell’angoscia e senza parole i familiari.

La morte è sopravvenuta infatti nella mattina di domenica 6 ottobre: i funerali si son svolti due giorni fa. “I medici – spiega affranta Chiara, la nuora – ci hanno spiegato che probabilmente era stato punto altre volte nel corso della sua vita e questo lo aveva reso sensibile al veleno di questi insetti. La sfortuna ha voluto che la puntura sul piede abbia iniettato il veleno direttamente nell’arteria plantare, diffondendosi istantaneamente in tutto il corpo”.

 

Giampietro Pranovi viene descritto dai suoi cari, ancora attoniti, come una persona d’altri tempi: mite, generoso, attaccato alla sua famiglia e al suo lavoro nei campi, di poche parole e molti fatti. “Ha vissuto nella natura e per la natura tutta la vita – conclude la nuora – e per qualche inspiegabile disegno del destino proprio a causa della natura ha trovato la morte”. Lascia, oltre alla moglie, i due figli Stefania e Pietro e due fratelli, con cui condivideva il lavoro nell’azienda agricola di famiglia.