Zanella, tornate al lavoro 31 lavoratrici dopo l’acquisizione da parte della famiglia Chemello

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La sede della sartoria Zanella a Caldogno

Le prime pezze di tessuto erano già state tagliate a fine agosto e lunedì 4 settembre finalmente sono state riaccese le macchine da cucire. Quel giorno infatti hanno ripreso a lavorare le 31 dipendenti della Zanella Confezioni, il laboratorio di alta sartoria da uomo assorbito dal marchio Tramarossa della famiglia Chemello di Sarcedo.

Dopo l’annuncio dell’acquisizione di fine luglio il 29 agosto nello stabilimento di via Leopardi a Caldogno era stato firmato l’accordo di conciliazione sindacale con i dipendenti che non era stato possibile reintegrare, una parte dei quali impegnati in amministrazione. Un accordo basato sull’articolo 411 del codice di procedura civile, che delinea il cosiddetto “accordo tombale”, usualmente utilizzato in questo tipo di passaggi di proprietà, e necessario per chiudere tutto il pregresso con i dipendenti con i quali si va a risolvere il rapporto d’impiego: nel caso specifico il pagamento delle spettanze prevede una rateazione delle stesse fino a gennaio 2019.

“Fra i dipendenti non reintegrati la rateazione non è ovviamente stata accolta con salti di gioia – afferma Sergio Merendino della Cgil, che ha seguito la vicenda – ma va detto che, sottoscritto l’accordo, i 39 dipendenti che andranno ora in mobilità avranno sostanzialmente in mano un titolo esecutivo, immediatamente esigibile. L’alternativa era che rimanessero a casa tutti”. Dal canto suo la famiglia Chemello, titolare del marchio Tramarossa e che ha acquisto Zanella con la holding di famiglia, ricorda che “ora si può ripartire e faremo del nostro meglio per rilanciare questa attività. Nello scegliere le maestranze da inserire, abbiamo fatto i conti anche con dodici dinieghi di lavoratrici che hanno preferito rimanere a casa invece di rientrare al lavoro, o perchè vicine alla pensione o per altri motivi”.

Se da un lato la ripartenza dell’attività e il lavoro assicurato per 31 persone è indubbiamente una buona notizia, ovviamente il passaggio non è indolore. “Ci sono ex dipendenti che hanno lavorato qui per 30-35 anni, a cui non mancano molti anni per andare in pensione, e queste sono le situazioni che come sindacato più ci preoccupano e che ci siamo impegnati a seguire nei prossimi mesi” conclude Merendino.

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