Mal’aria, lo smog direttamente nei polmoni dei vicentini. Il bollettino Legambiente

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Smog

Un bollettino di guerra, direttamente nei polmoni dei vicentini. E’ lo studio sulla “mal’aria” di Legambiente: l’associazione ambientalista ieri ha presentato il rapporto annuale sullo smog nella regione Veneto e anche per Vicenza i dati sono pesantemente negativi. Nel 2017 la soglia massima di Pm10 (il limite annuo è di 35 giorni oltre i 50μg al m3 al giorno) è stata sforata per 90 giorni e nei primi tre mesi del 2018 ci sono già 28 sforamenti.

IL PM10. Il “particolato”, materiale con dimensione inferiore o uguale a 10 micrometri (μm), è lo smog che deriva dalla combustione dei motori a scoppio, degli impianti di riscaldamento, degli inceneritori e delle attività industriali. E’ fortemente cancerogeno, ritenuto responsabile di una maggiore incidenza di tumori, specie quelli polmonari ma anche al colon e all’intestino, e incide su malattie respiratorie e cardiovascolari. In Italia si stima che le pm10 causino 60mila morti l’anno.

Il QUADRO VENETO E VICENTINO. L’Italia, come altri Stati dell’Ue, è sotto procedura di infrazione europea per la mancata applicazione di azioni forti per ridurre la concentrazione di smog, come prevederebbe la direttiva 2008/50/CE. Nella pianura padana il fenomeno è particolarmente intenso, le pm 10 si concentrano in una “cappa” per l’azione combinata di alta pressione, scarsità di venti, scarse piogge in inverno. L’anno scorso mediamente i capoluoghi veneti hanno superato la soglia massima 77,14 giorni ciascuna. Vicenza è “terza” in classifica (Padova ha superato la soglia 102 giorni, Venezia 94), ma secondo l’associazione ambientalista la provincia vicentina è quella che più, in proporzione, su base regionale incide per emissioni di pm10 nell’aria: nel 2017 ben 900 tonnellate emesse in atmosfera (seguono Venezia e Treviso con poco più di 800).

PRTRA. La Regione Veneto ha risposto all’emergenza con il Prtra, piano regionale tutela e risanamento dell’atmosfera, d’intesa con un accordo sovra-regionale concordato con ministero dell’Ambiente e le altre regioni del Nord. In pratica, una serie di ordinanze per limitare i consumi di riscaldamento domestici e non, oltre ad altre misure relative alla mobilità. Secondo i dati registrati dagli ambientalisti, però, con l’unica eccezione del Comune di San Donà di Piave nel Veneziano le ordinanze sono state emesse da tutti i Comuni veneti con grave ritardo (dovevano scattare dall’1 ottobre). In particolare, per il Vicentino a Bassano l’ordinanza è scattata il 25 ottobre (con multe previste dai 25 ai 664 euro), a Schio e a Vicenza addirittura dal 27 novembre (con multe di 50 euro per Schio, non precisate nel capoluogo).

ACCUSE ALLA REGIONE. Per Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente, “le misure intraprese non sono affatto sufficienti neppure per farci uscire rapidamente dall’emergenza, figuriamoci se ci proponessimo di rendere l’inquinamento nella Pianura Padana privo di rilevanza sanitaria, secondo i valori guida suggeriti dell’Oms”. Per l’associazione i programmi di intervento finora sono stati troppo timidi e inefficaci. Inoltre “rispetto all’impegno dei Comuni coinvolti dall’accordo padano, si può notare come questi siano stati abbandonati dalla Regione e lasciati senza una cabina di regia generale, costretti ad applicare limitazioni e misure dissuasive in maniera scomposta e non coordinata creando così confusione nei cittadini che si spostano da una città ad un’altra. Basti pensare ai ritardi con l’avvio delle ordinanze”. “E’ urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello regionale che locale – prosegue Lazzaro –. Una sfida che la Giunta regionale deve assolutamente affrontare con impegno e senza perdere tempo. Gli innumerevoli protocolli e accordi non devono riguardare solo i Comuni capoluogo ed i loro agglomerati o solo i centri che superano i 30mila abitanti ma tutti i comuni e le città coinvolte da questa emergenza in Veneto”.

REPLICHE REGIONALI. “La criticità per quanto riguarda la situazione dell’aria in Veneto c’è, ma va anche detto che i livelli degli inquinanti negli ultimi dieci anni sono calati del 40% grazie agli interventi messi in campo” replica l’assessore veneto all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin.  “La Regione infatti – aggiunge – con i fondi a sua disposizione ha già investito e investe ancora: ad esempio, sono 78 i treni di nuova generazione che stanno entrando in circolazione, decine e decine gli autobus a basso impatto ambientale, nel 2017 mezzo milione di euro per incentivare il bike sharing, quasi un milione assegnato con un bando per la rottamazione di vecchi autoveicoli e un altro bando sarà aperto per la rottamazione delle vecchie stufe. Arpav infatti con le sue attente rilevazioni ha messo in evidenza che buona parte dell’inquinamento dell’aria è provocato dal riscaldamento domestico e, in particolare, dalla combustione della biomassa legnosa. L’accordo per il bacino padano è un passo avanti – conclude Bottacin – ma è necessario anche un salto di qualità culturale da parte di tutti, diffondendo le buone pratiche. Un piccolo gesto, come abbassare il riscaldamento quando si esce di casa, può aiutare ad affrontare un grande problema”.