Stress da cattura: il cervo in fuga in centro a Thiene è morto dopo la liberazione sulle Bregonze

E’ morto poche ore dopo essere stato liberato in natura, sulle Bregonze, il maestoso cervo catturato ieri nel tardo pomeriggio in centro a Thiene, dopo aver seminato il panico in viale Bassani. Un possente esemplare di maschio, di circa quattro anni e del peso di oltre un quintale e mezzo, al quale probabilmente possono essere stati fatali, traumi interni forse non visibili a occhio nudo, ma soprattutto l’estremo stress che gli ha provocato la situazione in cui si è cacciato, con una presenza umana intorno per lui terrificante.
L’animale probabilmente aveva lasciato il suo habitat spinto dalla paura, magari per qualche presenza umana che lo ha disturbato nel suo ambiente, o per qualche cane in libertà che potrebbe averne fiutato le tracce. Già nel primo promeriggio era stato visto lungo la strada provinciale che da Zugliano porta a Thiene, e poi al Barcon. Verso le 16, sempre più impanicato, si è ritrovato nella rotatoria fra via Monte Grappa e viale Bassani: in mezzo al traffico e al frastuono, ha divelto (ferendosi) prima un grande cancello, quindi più tardi un cancelletto più piccolo, attirato dal verde familiare degli alberi e dell’erba del parco di villa Munaretto.
La polizia locale aveva cercato di tenere il traffico lontano, e sul posto era arrivata una veterinaria dell’Ulss 7 Pedemontana insieme alla polizia provinciale e ai carabinieri, quindi erao stati fatti giungere in via Bassani Dorino Stocchiero (ex guardia provinciale di grandissima esperienza in materia e ora volontario del Cras di Villabalzana di Arcugnano, il Centro Recupero Animali Selvatici Difesa Natura 2000 che fa da riferimento per tutta la provincia). Con lui, sul posto c’era anche il veterinario Massimo Nicolussi, specializzato in cura degli animali selvatici: c’era voluto poco per colpirlo con un dardo di anestetico e in tre minuti l’animale si era finalmente addormentato ed era stato medicato sul posto per una ferita che il cervo presentava sotto l’ascella. Intorno alle 20 era stato liberato sulle Bregonze.
“Ci siamo augurati che passasse la notte, ma era molto sofferente e faticava a stare in piedi. Fatti del genere sono molto stressanti per l’animale e spesso sopraggiunge una sindrome che si chiama miopatia da stress, che può provocare un collasso cardiaco. Lo abbiamo tenuto d’acchio fino a mezzanotte e poi alcuni volontari si sono alternati anche più tardi, ma tutto è stato inutile” spiega Nicolussi.
Sui social da ieri tutti si improvvisano esperti, criticando o dicendo cosa andava fatto, ma la realtà è che nessuno come le guardie provinciali ed esperti come Stocchiero e Nicolussi sanno cosa è meglio per l’animale in queste situazioni. Stocchiero per gli ungulati ha un amore sperticato e una lunghissima esperienza e nell’inverno fra il 2023 e il 2024 si è occupato, da pensionato, di quelle ormai note come le “mucche ribelli del Novegno” (qui si può riascoltare l’intervista). “Dobbiamo ricordarci – spiega Stocchiero – che gli animali selvatici son molto fragili e la situazione era molto complessa e delicata. Un evento come quello di ieri è davvero molto stressante per l’animale. Inoltre la situazione può essere molto rischiosa per le persone, sono animali possenti, che fanno salti impressionati: quando sono in panico non capiscono più niente e posso travolgere in un attimo una persona. Ieri è andata bene. Per l’animale e per la sicurezza di tutti in queste situazioni è meglio per le persone allontanarsi invece di curiosare, lasciando l’animale da solo in modo che si calmi. Quindi intervenire con l’anestetico”. In troppi, forse, ieri hanno voluto curiosare a tutti costi, contribuendo ad aggravare la situazione dell’animale.
E se qualcuno si chiede se non fosse stato meglio portare il cerco direttamente al Cras di Villabalzana, Stocchiero spiega: “Non possiamo sapere se ci sarebbe arrivato vivo. Apparentemente non aveva ferite gravi e in questi casi è importante riportare l’esemplare nel suo habitat il prima possibile. Ma succede spesso che dopo un fatto del genere l’animale non si riprenda”.
Quanto all’ipotesi di trasferire il cervo in una clinica, Nicolussi spiega: “Per fare ulteriori accertamenti servono cliniche specializzante nella cura dei cavalli, la più vicina era a Ferrara. Andava soppesato il confronto fra rischi, costi e benefici, perchè i costi sono ingenti. Sappiamo in coscienza di aver fatto tutto il possibile, e devo ringraziare la veterinaria dell’Ulss 7, senza la quale non sarei riuscito ad intervenire”.

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