Alessia Pifferi, processo mediatico: ecco perché i giudici hanno cancellato l’ergastolo

Tradotto: il processo mediatico incide sulla sentenza. I giudici precisano: “Un processo mediatico con i sacri crismi che sarebbe riuscito persino a trasformare obtorto collo la madre della 40enne nella sua principale accusatrice, spingendola a riversare in atti circostanze non vere. Non vi sono i presupposti per affermare, con fondamento, che il comportamento processuale di Alessia Pifferi sia stato espressione di accentuata capacità a delinquere”. Al contrario, sarebbe un atteggiamento sintonico con la deficitaria personalità dell’imputata, e proprio per questo sarebbe compatibile con il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche”.
Gli altri fattori che hanno inciso sullo sconto di pena. Oltre alla fedina penale immacolata e alla fragilità della donna (per la sua condizione economico-sociale e per l’isolamento in cui viveva), a spingere i togati verso la forte riduzione di pena sono state proprio le particolari condizioni in cui è stato portato avanti il processo: “Quel malvezzo contemporaneo chiamato processo mediatico, che ha fatto del processo penale un genere televisivo di svago e intrattenimento”. E ancora: “La presenza costante e martellante dei media in ogni angolo del caso, comprese presunte interferenze sul paradigma di assunzione delle prove, avrebbe inciso in maniera certa sulla metamorfosi comportamentale dell’imputata. E sarebbe arrivato a trasformare la madre di Alessia Pifferi in una sua aspra accusatrice per paura di essere, a sua volta, investita dalla pubblica esecrazione”.