Spettacolando – Con il musical di Rocky siamo tutti sul ring a combattere con lui

Il 7 e 8 febbraio il Teatro Comunale di Vicenza si è trasformato in un’arena carica di energia grazie a “Rocky – The Musical”, adattamento teatrale del celebre film del 1976 che ha consacrato Sylvester Stallone nell’immaginario mondiale. Lo spettacolo, atteso da settimane e al suo debutto proprio a Vicenza, ha saputo conquistare il pubblico vicentino con una messa in scena dinamica, intensa e fedele allo spirito dell’originale cinematografico.
La storia è nota: Rocky Balboa, pugile della periferia nella Philadelphia degli anni Settanta, vive ai margini della società. Per sbarcare il lunario lavora per uno strozzino andando a riscuotere i suoi crediti. Ama Adriana, sua vecchia compagna di scuola che però lo tiene a distanza. Non ha amici e tutti si prendono gioco di lui: è un fallito. La sua occasione arriva quando il campione del mondo Apollo Creed lo sceglie come sfidante per un incontro mediaticamente clamoroso. E il fallito diventa “Rocky”.
La scenografia è incredibile: si comincia dal ring, con un combattimento. Poi la palestra per gli allenamenti, la casa di Rocky, il negozio di Adriana. Non facile, eppure funziona tutto: i tempi, l’atmosfera, la recitazione. Il ritmo e la musica sono cinematografici e più che un adattamento entriamo dentro un vero omaggio.
Sapendo da dove viene la storia, cosa ha dovuto affrontare Stallone per imporre la sua presenza alla sceneggiatura da lui scritta, come puoi pensare di fare diversamente? Stallone non aveva un soldo, e mentre gli offrivano migliaia di dollari per la sceneggiatura a patto che non ci fosse lui, lui era costretto a vendere il suo cane perché non riusciva più a dargli da mangiare. Le offerte per la sceneggiatura aumentavano esponenzialmente, luccicavano il benessere e le luci di Hollywood eppure Stallone non mollava: Rocky Balboa lo faccio io. Sono io Rocky.
Quando si racconta un sogno mettendoci dentro te stesso, le tue debolezze, le tue fragilità, gli insuccessi, le delusioni, le umiliazioni, non puoi non avere rispetto. Mario Ermito ne ha avuto tanto, e passo dopo passo l’ammirazione per il mito si avvicinava fino a sovrapporsi. Fino a soffrire con lui quando tutti lo maltrattano, dal suo allenatore al fratello di Adriana; parteggiare per lui quando si apre all’amore con generosità. Sino a sentire quel brivido lungo le braccia quando accetta di combattere col rischio di non potersi più alzare da terra, quando sa che dovrà affrontare da solo quella sfida che sa di massacro.
La musica si alterna e si sovrappone alle parole, uno schermo ripropone l’allenamento sulle scalinate, alcuni attori recitano passando tra il pubblico, e noi siamo così presi che non ci chiediamo più se quella scena o quella musica era in Rocky 1, nel 2 o in quelli dopo. E’ in quel momento che il musical vince; perché siamo rapiti e non vediamo l’ora di sentire quell’urlo che ci viene la pelle d’oca, e le lacrime scendono senza capire perché mentre vorremmo gridare con lui “Adrianaaaaa!!!!!!”.
Quel momento lì è tutto. E’ il sogno, la riscossa, la sensazione che le cose possono davvero andare come devono andare. E’ sapere che vincere non è sempre la medaglia d’oro, ma cadere, rialzarsi, restare in piedi a tutti i costi, anche solo per meritare quell’abbraccio senza fine.
Paolo Tedeschi
– – – – –
L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.
Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.
Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.