Morto a quasi 103 anni Valentino Bortoloso, il partigiano “Teppa”. Fu condannato per l’Eccidio

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A quasi 103 anni, si è spento oggi nella struttura residenziale de La Casa a Schio Valentino Bortoloso, il partigiano “Teppa”, protagonista della Resistenza vicentina e della liberazione di Schio.

Bortoloso faceva parte della Brigata Garibaldi “Martiri della Val Leogra” e la sua attività fu anche controversa. Fu infatti condannato per l’Eccidio di Schio del 7 luglio 1945. Era l’ultimo superstite del commando che eseguì quel massacro. Quel giorno infatti un gruppo di partigiani, a tre mesi dalla fine della guerra e preoccupati che gli alleati liberassero gli esponenti repubblichini di Schio che per molti mesi avevano imposto il terrore alla popolazione, si introdussero nelle carceri cittadine (in via Baratto) e trucidarono 54 persone fra fascisti e detenuti comuni. Prima condannato a morte, Bortoloso alla fine scontò per quei fatti dieci anni di carcere.

I partigiani di Schio, foto Faceboook Ugo De Grandis

Il messaggio dello studioso di storia partigiana Ugo De Grandis, nel marzo scorso, per i 102 anni
“Oggi Valentino Bortoloso, il partigiano “Teppa”, spegne 102 candeline.
Caro Teppa, non pensavi certo di arrivare a questa età quando, primo di 11 fratelli, tre dei quali morti nell’infanzia, pescavi gamberi dal T. Gogna per placare i morsi della fame.
Non lo pensavi quando, non ancora ventenne, ti ritirasti dall’ansa del Don, con il sibilo delle Katjuša negli orecchi e negli occhi lo spettacolo dei commilitoni travolti dai camion tedeschi semivuoti che si rifiutavano di accogliervi a bordo, marciando poi per 900 chilometri a -35°C.
Non pensavi certo di arrivarci quando per un lungo anno fosti alla macchia con la tua pattuglia, braccato da tedeschi e fascisti che più volte si recarono in via Lungo Gogna a cercarti.

Eccidio, la riconciliazione passa per un abbraccio e una lettera firmata da Teppa e Anna Vescovi

Non pensavi sicuramente di arrivarci in quei tre mesi passati ad attendere l’esecuzione della sentenza di condanna alla pena capitale, comminatavi dagli americani per esservi fatti tragicamente interpreti del desiderio di giustizia che pervadeva la popolazione di Schio, che vedeva i fascisti rimessi a frotte in libertà dopo i tanti crimini sopportati dalla città.
E non ci pensavi neppure nei dieci lunghi anni trascorsi da un carcere all’altro, escluso dal decreto di amnistia voluto da Togliatti, che rimetteva in libertà i peggiori criminali fascisti, ma non i partigiani.
Ma nemmeno quando, finalmente, tornasti in libertà ci pensavi, mortificato dall’impossibilità di trovare un lavoro e perseguitato dalle lettere minatorie.
Non lo pensavi sicuramente.
E chi, al posto tuo, avrebbe pensato diversamente?
Invece ce l’hai fatta.
Forse è come dici spesso tu, che ‘lassù’ si sono dimenticati di te.
Ma non ti dimentichiamo noi.
E ti auguriamo di rimanere ancora per lungo tempo con noi, a testimoniare le illusioni, le speranze, le sofferenze, i sacrifici, le delusioni di quella generazione di italiani che si oppose al fascismo e all’occupazione tedesca.
Sabato pomeriggio hai ricevuto l’omaggio di una ventina di giovani e giovanissimi giunti da varie parti del Veneto che, al par mio, hanno avuto la fortuna di nascere in un mondo che tu e gli altri partigiani avete saputo rendere migliore di quello in cui sei vissuto tu.
E, non dubito, ci saranno molte altre occasioni.
Con affetto e deferenza, hasta siempre Teppa!”
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