Crisi, parla Maculan: “Noi fedeli ai patti. Compromessi? Meglio il voto”

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La maggioranza che sostiene la sindaca Cristina Marigo attraversa una fase di tensione che, per intensità e durata, non ha precedenti recenti nella politica scledense. L’alleanza civica nata attorno a cinque liste — tre delle quali oggi rappresentate in Consiglio — mostra crepe che vanno oltre il fisiologico dissenso interno. In questo scenario, Civitas, movimento che ha contribuito in modo determinante alla costruzione del programma elettorale, mantiene una posizione di fermezza e sobrietà. Ma senza compromessi. A costo di andare al voto anticipato. Ne parliamo con Alessandro Maculan, assessore e figura centrale del progetto civico.

Assessore, come vive Civitas questo momento di evidente difficoltà nella maggioranza?
“Con senso di responsabilità e con la consapevolezza che il nostro ruolo non è quello di alimentare il rumore, ma di tenere fede al patto con i cittadini. Il programma elettorale non è un elenco di buone intenzioni: è il contratto che abbiamo sottoscritto con la città. Per noi è il faro, il binario. E lo è ancora di più per chi, come noi, non ha strutture di partito sovracomunali alle spalle. Quando non hai un apparato che ti protegge, l’unica cosa che ti legittima è la coerenza con ciò che hai promesso. Se viene meno quella, viene meno tutto”.

Lo stile della sindaca Marigo è stato talvolta percepito come troppo pacato. Qualche detrattore lo definisce poco comunicativo ed empatico. Lei come lo interpreta?
“Cristina è una persona che lavora molto più di quanto comunica. È riservata, ponderata, capace di ascoltare. Non tutti colgono ciò che non si vede, ma noi sì. E apprezziamo profondamente questo modo di fare: serio, concreto, orientato ai risultati. Alcune scelte — dal termovalorizzatore alla fusione di Via Ambiente — hanno richiesto un coraggio che pochi altri politici del territorio avrebbero avuto. Io stesso ho uno stile più esposto, ma questo non significa che il suo sia meno efficace. Anzi”.

C’è chi legge alcune recenti mosse come tentativi di smarcamento individuale. È un rischio dei progetti civici?
“È un rischio della politica contemporanea, non solo dei progetti civici. Le ultime regionali lo hanno dimostrato: una competizione che non dovrebbe toccare gli enti locali ha invece prodotto effetti a cascata su molte amministrazioni della provincia di Vicenza. Cadute, rimpasti, tensioni. È la prova che oggi il personalismo è diventato una cultura politica dominante. E anche Schio, pur essendo un laboratorio civico particolare, non è immune”.

Lei è stato spesso indicato come il “delfino” dell’ex sindaco Valter Orsi. Le va di dirgli qualcosa oggi?
“Che fossi il suo delfino lo dicevano gli altri, e a forza di sentirlo lo si accetta. Ma la verità è semplice: con Valter c’è un rapporto di amicizia profonda. È il mio padre politico, la persona grazie a cui ho iniziato questo percorso. Abbiamo condiviso dieci anni di lavoro nella stessa famiglia politica. Poi è arrivata un’evoluzione: con Civitas abbiamo voluto spersonalizzare la civicità, costruire un contenitore che duri oltre i singoli volti. Le persone passano, i valori restano. E ciò che oggi sta accadendo non va nella direzione di ciò che per dodici anni abbiamo cercato di costruire”.

In concreto: meglio ricucire o prendere atto della frattura?
“Dipende da una sola cosa: la coerenza con il programma elettorale. Se c’è ancora un accordo sugli obiettivi, ci si siede attorno a un tavolo, ci si chiarisce e si lavora. È faticoso, ma possibile. Se invece vengono meno le basi politiche, se si abbandonano gli impegni presi con la città, allora non c’è spazio per compromessi di comodo. Restare per “esserci” non ha senso. Restare per fare ciò che si è promesso, sì. E se questo non è più possibile, l’unica via onesta è tornare ai cittadini. Sono loro gli unici che possono dire se questa maggioranza deve continuare o se è il momento di voltare pagina”.

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