Ulss 7, frattura fra i sindaci dell’Alto Vicentino per la lettera a sostegno del dg Bramezza

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Dopo quello dei rifiuti, si apre un nuovo fronte critico per i sindaci dell’Alto Vicentino e in particolare per la sindaca di Schio, Cristina Marigo, nel suo ruolo di presidente del Comitato di Sindaci del Distretto 2: quello della sanità. Al centro delle polemiche, una lettera, sottoscritta solo da una parte dei primi cittadini dell’Alto Vicentino e inviata al Presidente della Regione Alberto Stefani, per chiedere che venga tutelato il lavoro svolto fin qui dal direttore generale Carlo Bramezza, il cui incarico, come quello di tutti i dg veneti, è in scadenza il 28 febbraio.

La missiva chiede di confermarlo anche per i prossimi anni alla guida dell’Ulss 7 Pedemontana, dove è arrivato a marzo 2021. Sono infatti giorni di contatti febbrili con i territori, a Venezia, per Stefani e per l’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa, che stanno predisponendo le nomine di chi guiderà le aziende territoriali nei prossimi tre anni.

La ricostruzione dei fatti
Ma andiamo per ordine nel ricostruire questa intricata vicenda. Il 4 febbraio il sindaco di Malo Moreno Marsetti (come spiega lui stesso) nella chat Whatsapp dei 32 sindaci del Distretto 2 propone “a titolo personale” di inviare una lettera a Stefani per perorare la riconferma di Bramezza alla guida dell’Ulss 7, valutandone positivamente il lavoro svolto e chiedendo continuità per portare a termine quanto iniziato. In chat si invitano i sindaci interessati a sottoscriverla a manifestare la propria disponibilità. “Nessuna forzatura, nessuna pretesa di unanimità”, spiega Marsetti. A quella proposta, come accade in qualsiasi chat, qualcuno risponde con entusiasmo, qualcun altro tace, anche perchè pare che non sempre quanto detto in chat sia rimasto fra le persone che ne fanno parte.
“Nessuno però avanza critiche o osservazioni o chiede di vedere la bozza per proporre modifiche”, spiega ancora Marsetti. Giorni dopo, pare che qualche sindaco critico abbia chiesto però telefonicamente chiarimenti. A questo punto, comunque, la discussione e i contenuti escono dalla chat comune e diventano affare di chi si era detto favorevole, tagliando fuori i perplessi. A inizio di questa settimana, quindi una quindicina di giorni dopo, la lettera che molti sindaci non hanno visto, viene spedita via pec in Regione, su carta intestata del Comune di Mala e sottoscritta da 18 sindaci su 32, fra cui (a titolo di sindaco di Schio) dalla presidente del Comitato dei Sindaci del Distretto 2, ossia Cristina Marigo.

Non è la prima volta che singoli sindaci o gruppi di amministratori assumono posizioni pubbliche senza una condivisione preventiva con l’intero Comitato: rientra nella normale autonomia politica e istituzionale di ciascun amministratore”, sottolinea Marsetti. Va detto, a onor del vero, che quando questo è successo (come sul voto all’operato della direzione Ulss) è avvenuto a posteriori di una votazione della Conferenza dei sindaci, per marcare opinioni differenti, e va anche ricordato che un conto è che un gruppo di primi cittadini invii un comunicato ai media e un conto è che si rivolgano per iscritto al presidente di un’altra istituzione come la Regione. Così come tutti ricordano la faticosa attività di mediazione effettuata nello scorso mandato dall’ex presidente del Comitato dei sindaci del Distretto 2, Franco Balzi, per far uscire all’esterno con un’unica voce i sindaci dell’Alto Vicentino.

La polemica
A dar fuoco alle polveri, dopo l’uscita della notizia, è un comunicato critico sottoscritto da dieci sindaci dell’Alto Vicentino fra quelli critici sull’operato di Bramezza: Guzzonato (Marano), Michelusi (Thiene), Maculan (Zugliano), Segalla (Chiuppano), Crivellaro (Breganze), Piva (Valli del Pasubio), Dal Santo (Caltrano), Dalla Costa (Lugo di Vicenza), Maculan (Carrè) e Grotto (Piovene Rocchette). Sindaci di area progressista e i cui territori son anche parecchio toccati dalla riduzione dei servizi con l’apertura delle case di comunità. “Non solo non abbiamo mai ricevuto una bozza del testo, ma non abbiamo mai dato il consenso per una iniziativa unitaria da parte del Distretto 2 su questo tema. La sanità pubblica è una cosa seria e non riteniamo che queste dinamiche siano utili a migliorare la qualità dei servizi rivolti alla cittadinanza, bensì rivelino logiche di tipo politico”, sentenziano.
Principale destinatario delle critiche, il metodo utilizzato dalla Marigo, che suscita “diverse perplessità, dato che solo dopo che un collega le aveva fatto notare che per prendere posizione in maniera unitaria serve un confronto e una condivisione dei contenuti sui quali pronunciarsi, ci aveva informati con un breve messaggio sulla chat del Distretto che avrebbe manifestato le sue posizioni come sindaca di Schio, non come presidente del Comitato”. Una mancanza di coordinamento su cui, dicono, chiederanno chiarimenti martedì prossimo 24 febbraio, propèrio nella riunione del Comitato dei Sindaci dell’Alto Vicentino.

Le posizioni rispetto all’operato di Bramezza
“Nessuno nasconde – spiega Marsetti – che vi siano criticità ancora presenti, sia nell’ambito sociale sia in quello sanitario. Liste d’attesa, carenze di personale, servizi territoriali da rafforzare sono temi reali che conosciamo bene e che richiedono interventi concreti. Negare le difficoltà sarebbe sbagliato. Allo stesso tempo, però, è doveroso riconoscere anche i miglioramenti compiuti negli ultimi anni. L’ospedale di Santorso ha recuperato funzioni e centralità; durante l’emergenza pandemica ha dimostrato capacità organizzativa e tenuta del sistema; il lavoro svolto ha contribuito a un maggiore equilibrio tra i presìdi e a una migliore integrazione dei servizi sul territorio. Dire che c’è ancora molto da fare è realistico. Dire che nulla è stato fatto non corrisponde alla realtà”.
“Si tratta – aggiunge il sindaco di Malo – di riconoscere il lavoro di un direttore Generale che in questi anni è stato presente, disponibile al confronto con i sindaci e pronto, insieme al proprio staff, ad affrontare e risolvere i problemi dei singoli Comuni, compatibilmente con le risorse disponibili e con i vincoli normativi. Il nostro è sostegno istituzionale a un metodo di lavoro, non una pressione indebita. La richiesta di continuità nasce da una valutazione concreta: un percorso di riequilibrio e consolidamento è stato avviato e necessita stabilità per proseguire. Interromperlo ora rischierebbe di rallentare risultati costruiti con fatica”.

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Le criticità
I dieci sindaci che si son dissociati, espongono una serie di criticità in capo all’Ulss 7. Sebbene riconoscono che, grazie all’impegno di Bramezza, l’ospedale di Santorso ha visto “un miglioramento di alcune criticità”, ritengono anche che non si possano trascurare “le fragilità ancora oggi presenti nel sistema, con particolare riferimento al servizio di Pronto Soccorso, al reparto di neuropsichiatria infantile e alle notevoli difficoltà che stanno attraversando i servizi territoriali“. “Le case della comunità – spiegano – non stanno portando i benefici auspicati al territorio, ma sembrano concentrare in pochi centri le risorse fino ad ora distribuite con maggiore capillarità tra i Comuni del Distretto”. Entrano poi nello specifico citando i problemi di accesso alle strutture residenziali per anziani, dove si scontano “ritardi e complicazioni dovute alle nuove procedure imposte dalla Regione”, e alle medicine di gruppo, “in perenne difficoltà” e che forniscono “un’assistenza sempre meno adeguata al numero di utenti”. “Tutto ciò, affermano i dieci sindaci, “ha portato negli ultimi anni a un’esplosione dei codici bianchi in accesso ai pronto soccorsi, mentre i servizi territoriali si ritrovano in costante sofferenza e non in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, costretti sempre più a rivolgersi al privato per avere risposte in tempi ragionevoli”.
“Nessun veto”, in ogni caso, a Bramezza e “disponibilità a collaborare” con lui o chiunque altro arriverà alla guida dell’Ulss 7 Pedemontana, ma con una precisa richiesta di “maggiore lucidità e attenzione ai reali problemi” da parte del Comitato dei Sindaci del Distretto, “e in particolare la sua Presidente”, “cercando di rappresentarlo sempre nella sua complessità, evitando sintesi superficiali e parziali”. E concludono: “Se per manifestare sostegno al Direttore generale deve passare il concetto che nel nostro Distretto va tutto bene, noi non ci stiamo”.

La posizione di Cristina Marigo
Marsetti spiega che Marigo, presidente del Comitato dei Sindaci, “non ha avuto alcun coinvolgimento nella predisposizione o nella promozione del testo”. E lei, alle prese con un periodo parecchio agitato anche a Schio dopo le dimissioni di Orsi, spiega: “Ho aderito come sindaco, non come presidente del Comitato. Non mi interessano i risvolti politici o le tifoserie. Ritengo che il direttore generale Bramezza abbia risollevato i servizi e i reparti dell’ospedale di Santorso, che credo debba continuare a rimanere un punto di riferimento importante per il territorio”.
Alla domanda se non avrebbe avuto più forza una lettera magari un po’ mediata ma che rappresentasse tutti i primi cittadini dell’Alto Vicentino, risponde: “Non c’è stato il tempo di convocare una riunione, i tempi erano stretti. Non dico che non ci sia stata qualche leggerezza, ma quello che era importante era salvare il lavoro fatto in questi anni per la sanità dell’Alto Vicentino, il percorso intrapreso va portato a termine e serve stabilità gestionale per farlo. Certo, ci son aspetti da migliorare, ad esempio sulla neuropsichiatria infantile,ma anche su questo l’Ulss 7 ha investito, così come è stato ottenuto il riconoscimento che ci consente di accedere agli specializzandi e specializzati dell’Università di Verona. Credo che nella polemica di questi giorni ci sia molta politica”.

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La partita politica
La polemica mette in evedienza una questione che sovrappone più livelli, a partire da quello pratico delle modalità forse un po’ approssimative di comunicazione e azione fra sindaci, a quello istituzionale di “chi deve rappresentare chi” e come deve farlo. Ma sottinteso, anche se apertamente non ne parla nessuno, c’è anche un livello politico e addirittura partitico perchè interno alla Lega stessa. Quest’ultima sarebbe divisa fra le pressioni del sindaco di Bassano Nicola Finco su Stefani per ottenere un cambio alla direzione dell’Ulss 7 e quelle dei sindaci di area dell’Alto Vicentino per farlo rimanere. Che Finco rimproveri a Bramezza di aver tolto il baricentro su Bassano per distribuirlo e integrarlo fra i tre ospedali, facendoli lavorare insieme, è una cosa risaputa, tanto che era arrivato a suggerire a Bramezza, uomo di Zaia, di dimettersi. In mezzo, lo stile di Stefani, che sembra sempre più prendere le distanze dallo stile-Zaia e che sulle nomine nella sanità si gioca una grossa fetta del suo potere, essendo questo l’ambito in cui sono impegnate la maggioranza delle risorse del bilancio regionale.
Ancora pochi giorni, e si saprà come è andata a finire. Ma si saprà anche se la spaccatura fra sindaci nell’Alto Vicentino è destinata a rientrare o a diventare più profonda.

Bramezza e Stefani

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