Spettacolando – Cantando sotto la pioggia è un trionfo da kolossal

“Cantando sotto la pioggia”,  andata in scena il 21 e 22 marzo al Teatro Comunale di Vicenza è un successo che tieni incollati alle sedie riportando in vita tutta la magia del celebre musical. La trama racconta il passaggio dal cinema muto al sonoro nella Hollywood degli anni Venti, con tutte le difficoltà, gli equivoci e le opportunità che ne derivano; come quella della tecnica del doppiaggio che ha reso celebri voci di attori italiani, creando legami indissolubili con alcune star di Hollywood.

C’è una famosa coppia cinematografica, Dan e Lina, che finge di essere coppia anche nella vita, per nutrire il gossip del quale si andava già matti un secolo fa.

Lorenzo Grilli, nel ruolo di nel ruolo di Dan Lokwood, è stanco e sopraffatto da ciò che impone l’essere una star del cinema: zero pause, zero relax, costretto a indossare una maschera anche fuori dal set. E soprattutto dover continuare a recitare il ruolo dell’innamorato di Lina Lamont, bionda sciocca, presuntuosa e dalla voce stridula, magistralmente interpretato da Martina Stella, indimenticata interprete de “L’ultimo bacio”. Peccato che fuori dal set s’imbatta in  Kathy Selden, interpretata da Flora Canto: consapevole, forte, e con una voce meravigliosa. Che prima diventerà la voce di Lina, per poi prenderne il posto al cinema e poi nella vita.

La storia prende forma con freschezza e ritmo, senza risultare mai datata né richiamare l’attenzione sul confronto con la celebre pellicola. Anzi, la regia riesce a valorizzare i momenti più iconici rendendoli accessibili e coinvolgenti anche per chi si avvicina per la prima volta al musical (filone cavalcato con grande soddisfazione dalla programmazione del Teatro Comunale).
Siamo di fronte a un kolossal: gli attori sono tutti strepitosi, il ritmo è serrato senza mai sopraffare i tempi e per gustare ogni momento. C’è tensione in ogni scena, in ogni dialogo c’è lo spunto che potrebbe portare la narrazione in qualsiasi direzione. C’è il dramma, la comicità, lo scherno, ci sono i vizi umani in tutte le forme del caso. C’è l’amore certo, ma soprattutto c’è la vita che offre e toglie opportunità: una vita che si vuole vivere intensamente, dove ricchezza, nelle sue varie forme non quantificabili economicamente,  è sinonimo di intensità. Sono i meravigliosi e irripetibili anni ’20.

Se il cast è stellare, le coreografie meritano una menzione speciale. Energiche, precise e perfettamente sincronizzate, contribuiscono a creare un ritmo incalzante che non lascia mai calare l’attenzione. Tutti ovviamente attendevano la pioggia: e pioggia fu.
Tutto funziona perfettamente, tutto è un incastro in modo così preciso da sembrare naturale. Potremmo essere nella vita reale, oppure al cinema, e stiamo godendo del meglio di entrambe: è questo il teatro, verità e finzione, e questa è Hollywood.

Paolo Tedeschi

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