Arte e dintorni – Zandomeneghi e Degas a Rovigo fino al 28 giugno

F. Zandomeneghi, Il te, coll. priv.

Palazzo Roverella a Rovigo presenta una grande mostra che mette in dialogo, per la prima volta in maniera organica, la produzione del pittore veneziano Federico Zandomeneghi (1841–1917), protagonista dell’arte italiana dell’ottocento, ed Edgar Degas (Parigi 1834–1917), uno degli artisti più celebri del gruppo degli impressionisti.

L’esposizione, curata dalla storica dell’arte Francesca Dini, ricostruisce il rapporto intenso e dialettico che unì i due artisti nel corso della loro lunga amicizia, vissuta nella Parigi dell’impressionismo. Il duettare tra la prodizione dei due pittori è stato reso possibile da prestiti nazionali e internazionali di straordinaria qualità, provenienti da importanti musei e collezioni.

Zandomeneghi e Degas, personaggi schivi, un po’ misantropi ma legati da stima reciproca. Zandò vide in Degas un maestro e un mentore, che definì “l’artista il più nobile e il più indipendente dell’epoca nostra”; dal canto suo Degas, con affettuoso sarcasmo, dileggiava l’italiano con il nomignolo “le Vénetien”, alludendo all’orgoglio con cui Zandò dimostrava la tradizione veneta all’interno dell’ambiente impressionista.
La mostra indaga in modo puntuale gli scambi, le influenze e le suggestioni che, in questo confronto costante, alimentarono l’opera di entrambi.
Dieci sezioni, un’ottantina di opere, esposte in ordine sia cronologico sia tematico. Un ordine che illumina due percorsi intrecciati e complementari.

Il racconto parte dai rispettivi soggiorni a Firenze, all’epoca una città ricca di fermenti attorno al Caffè Michelangelo e patria della corrente dei Macchiaioli. Degas vi soggiornò nel 1858, quando approfondì la sua formazione con lo studio della pittura rinascimentale e fu affascinato dalla poetica della “macchia”.
Esito altissimo di questa nuova pittura attenta alla vita contemporanea, fu il capolavoro giovanile, La famiglia Bellelli: qui testimoniata da un prezioso quadro preparatorio realizzato a pastello. Il clima fiorentino e macchiaiolo si contestualizza con alcune opere importanti, come “Cucitrici di camicie rosse” di Odoardo Borrani e “Dalla soffitta” di Giovanni Boldini. Un confronto sul tema del ritratto s’innesca tra il “Ritratto di Augusta Cecchi Siccoli” di Giovanni Fattori e alcuni classici ritratti d’ambiente di famiglia di Degas, quali i ritratti di Thérèse de Gas e di Hilaire de Gas, in prestito da Parigi.

La formazione di Zandomeneghi viene illustrata nella seconda sezione, opere di vibrante realismo sociale, con gli studi sulle Ciociare e le Contadine con la spesa. Il periodo culmina con il capolavoro del periodo “Sulla gradinata” che registra la scena dei poveri che mangiano la zuppa sulla scalinata di una chiesa romana con dignità e intenti sociali, opera che qualche tempo dopo incassa l’ammirazione di Edouard Manet.
La sezione successiva illustra il trasferimento a Parigi e l’entusiastica conversione di Zandò all’Impressionismo. Una parete offre tre capolavori a confronto sul tema della scena d’interno di un cafè. Il celebre dipinto di Degas “Dans un café” illustre prestito del Musée d’Orsay, racconta la piaga dell’etilismo e l’incomunicabilità della società moderna con la bevitrice d’assenzio; i tavoli ciarlieri de “Le Moulin de la Galette” e l’iridescente atmosfera de il “Caffè Nouvelle Athènes” di Zandomeneghi mostrano la modernità sia dei temi di vita parigina sia la conquista di una pennellata ormai libera.

F. Zandomeneghi, Al caffè nouvelle Athenes, 1885, coll. priv.

Frequentando il Caffè Nouvelle Athènes, Zandò partecipa al dibattito sulla modernità con gli altri membri del gruppo degli Impressionisti. Nel 1878 si aggiunge a loro il critico d’arte e amico Diego Martelli, che durante il soggiorno parigino, catalizza una serie di nuove relazioni e amplifica i legami con questi pittori.
Gli esiti di questo periodo si apprezzano quando l’anno successivo Zandò espone alla quarta mostra impressionista, in avenue de l’Opéra, e Martelli viene ritratto da Degas e dal veneziano. Il cerchio tra macchiaioli e impressionisti, all’insegna della modernità, si chiude.

La quarta sezione illustra la produzione degli anni Ottanta, che segna la piena maturità per l’artista veneziano che ha fatto propri temi e tecnica dell’impressionismo, sempre declinato con un accento personale.

F. Zandomeneghi, Visita in camerino, coll. priv.

Opere come “Mère et fille”, “Il dottore”, “Le madri” testimoniano una partecipazione convinta al percorso impressionista, pur mantenendo una spiccata originalità. Entrato ufficialmente nella “Banda degli impressionisti”, Zandomeneghi si ritaglia una dimensione perfettamente riconoscibile, per scelte di inquadrature, per accordi cromatici, per sguardo indiscreto e compiacente con donne che conducono vite normali, ma che si raccontano bisbigliando piccoli segreti.
Due schermi diffondono immagini e citazioni che sebbene interessanti, purtroppo per la ridotta capacità degli ambienti, risultano inefficaci e producono un antipatico rumore di fondo.

Degas, At the Cafè, or The Absinthe (Ellen Andrée et Marcellin Desboutin), 1875-1876 – Musee d’Orsay, Paris, France

Un’intera sezione è dedicata alla danza e alle ballerine, con un buon numero di opere di Degas quali “Lezione di danza” e la celebre scultura della “Piccola danzatrice di quattordici anni”, proveniente da Dresda e frutto di un prestito eccezionale. Nella sala s’incrociano la grazia veneziana di Zandò e la poetica antiretorica del vero di Degas.

E. Degas, Classe de ballet, 1880 ca, coll priv. photo credit Dominic Buttner

Il percorso si chiude al piano terra. Nel 1886, dopo l’ultima mostra degli impressionisti, Zandomeneghi prosegue la propria ricerca formale. Queste ultime sale sono un tripudio di colori che hanno l’ineffabile brio dei toni azzurri, gialli e verdi, e rimandano alla matrice veneziana con i rossi tizianeschi. Da questa produzione nasce l’appellativo di Zandò l“’impressionista veneziano”.

F. Zandomeneghi, Bambina dai capelli rossi, 1895, coll. priv. Milano

Dipinti quali “Sul divano”, “Il giubbetto rosso”, “La conversation”, “La tasse de thé”, “Bambina dai capelli rossi”, “Fanciulla in azzurro di spalle” raccontano gli svaghi, i divertimenti, gli ozi letterari, le confidenze delle fanciulle e delle donne della Belle Ėpoque, opere che celebrano il talento di un artista che ha dato il proprio originale contributo alla modernità in Europa.
L’esposizione è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, e prodotta da Silvana Editoriale.
Tutte le info per la visita sul sito della mostra Zandomeneghi e Degas.

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