Scontro sul fine vita fra Cunegato e Lovat: “destra clericale”, “basta insulti anticristiani”

La religione come campo di battaglia. È successo a margine del Consiglio Regionale Veneto e al centro dello scontro ci sono due consiglieri vicentini: Carlo Cunegato (Alleanza Verdi Sinistra) e Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto). Un confronto aspro, in punta di penna (filosofica e quindi difficilmente comprensibile dai più) che avviene sul tema della legge regionale di iniziativa popolare sul fine vita, riproposta in aula ora dopo la bocciatura di due anni fa.
“Destra clericale e bigotta”
Il consigliere scledense Cunegato lo scorso 13 maggio, intervenendo a margine della proiezione a Palazzo Ferro Fini del docufilm ‘Lasciatemi morire ridendo‘, dedicato alla storia di Stefano Gheller, aveva affermato: “Siamo in un paese laico, e in un paese laico lo Stato non può imporre a nessuno i valori di un’etica religiosa. La maggior parte dei veneti, potremmo dire quasi tutti, a partire da chi ha assistito al dolore dei propri cari, vuole la legge sul fine vita. Siamo in ostaggio di una destra clericale ed estremista, che nel paese e nella nostra Regione, su questo tema rappresenta solo una sparuta minoranza”.
“La sinistra radicale vuole zittire chi non si piega alla sua ideologia”
“Il consigliere Carlo Cunegato – ribatte Lovat – ha nuovamente deciso di utilizzare il sito ufficiale del Consiglio regionale del Veneto per insultare un’intera comunità umana, culturale e religiosa attraverso epiteti offensivi come ‘destra clericale, omofoba e bigotta’. Parole vergognose, discriminatorie e indegne di un rappresentante istituzionale”. “Vorrei ricordare a Cunegato – aggiunge – che uno Stato laico non è uno Stato ateo militante nel quale la sinistra radicale pretende di zittire chiunque non si pieghi alla propria ideologia. Uno Stato laico è uno Stato nel quale tutte le minoranze hanno pari dignità e diritto di parola. Anche le minoranze religiose. Anche i cattolici. Anche i cattolici giusnaturalisti, che lui continua sistematicamente a insultare. Esigo che quei termini razzisti e sprezzanti non vengano più utilizzati, tanto meno attraverso i canali ufficiali delle istituzioni regionali. Questo non è pluralismo, questo è settarismo ideologico”, aggiunge, pretendendo che “cessino immediatamente questi attacchi continui contro la comunità cattolica giusnaturalista veneta, della quale faccio parte con orgoglio, e che mi hanno stufato oltre ogni limite sopportabile”.
“”È davvero colto e raffinato l’attacco che mi fa il consigliere Lovat. Apprezzo – ribatte a sua volta Cunegato – la sua volontà di andare a fondo delle questioni, anche citando tradizioni religiose e filosofiche dell’Occidente. Strano però che si senta attaccato, dal momento in cui non ho mai scritto una parola su di lui e non si capisce come faccia ad attribuirmi una serie di insulti che, scripta manent, non ho mai proferito nei confronti della comunità cristiana. Io non mi sono mai sognato di criticare chi ha una visione religiosa del mondo: anzi, rispetto profondamente ogni forma di spiritualità e la considero anche una forma di resistenza rispetto al nichilismo del neoliberismo contemporaneo. Lovat mi attribuisce posizioni non mie, che non ho mai espresso. Ribadisco il mio rispetto per tutti gli itinerari religiosi, spirituali, etici,” dichiara il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in consiglio regionale.
“Non viviamo in una teocrazia ma in un paese laico”
Detto questo – aggiunge – forse Lovat non conosce i principi fondamentali di ogni forma di governo democratica. La democrazia è pluralista e quindi, se vogliamo citare posizioni filosofiche, per natura relativista. Cosa significa? Che nella democrazia non si crede, come nella religione, in una verità assoluta, ma che ogni verità sia relativa al contesto storico, culturale, geografico. Nel dogmatismo c’è una verità assoluta che spesso porta all’intolleranza, perché riconosce ogni posizione diversa come falsa. Nel relativismo invece, presupposto del pluralismo e della democrazia, si costruisce uno spirito di tolleranza, accettando, rispettando e valorizzando anche le posizioni degli altri”.
“Riconosciamo a Lovat – conclude il consigliere di Avs – e alla sua comunità di giusnaturalisti cristiani la bioetica religiosa che crede nel principio della sacralità della vita, per cui la vita è dono di Dio, unico che può decidere. Ma crediamo anche nel rispetto delle altre etiche, come quella laica, dove ognuno decide liberamente. Come ha detto Gheller, la legge sul fine vita non toglie nulla ai cristiani giusnaturalisti come Lovat, ma concede a ognuno, com’è nello spirito della Costituzione e della democrazia, di fare scelte etiche in relazione ai propri valori. C’è una differenza tra chi vuole imporre i propri valori agli altri e chi, come noi, vuole che ciascuno possa vivere secondo i propri. Non viviamo in una teocrazia, ma in un Paese laico, per fortuna” conclude.
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