Trattamento dei Pfas, la svolta della tecnologia Radox: la sfida è industriale

La gestione dell’emergenza Pfas si trova oggi dinanzi a un punto di svolta radicale per la depurazione. Presso Palazzo Bonin Longare a Vicenza, un convegno di Acque del Chiampo con Confindustria Vicenza ha svelato l’innovativa tecnologia sperimentale denominata Radox. Oltre 120 gli specialisti presenti, molti altri collegati in streaming. Al centro dell’attenzione vi sono le funzioni e l’utilità del Radox: a differenza dei vecchi metodi, non si limita a trattenere i contaminanti, ma punta alla distruzione.
Il sistema agisce infatti tramite un processo avanzato di ossidazione termo-radicalica in fiamma, che spezza i legami chimici carbonio-fluoro, riducendo i Pfas in sottoprodotti inerti. Un traguardo che nasce da un virtuoso modello che mette in evidenza l’impegno di Acque del Chiampo con la startup K-Inn Tech, spin-off dell’Università di Padova.
L’investimento in ricerca di Acque del Chiampo
Il gestore idrico ha scelto di agire come incubatore, investendo direttamente circa 500 mila euro nella ricerca, che si aggiungono ai 37 milioni spesi per la sicurezza. Un contributo chiave è arrivato dall’avvocato Angelo Merlin, esperto di diritto ambientale, che ha analizzato le norme: “Il tema dei microinquinanti richiede oggi un approccio integrato tra diritto ambientale, innovazione tecnologica e responsabilità industriale”, ha spiegato il docente.
L’utilità del Radox emerge chiaramente nel confronto con i vecchi utilizzi dei sistemi di filtrazione idrica. Oggi gli acquedotti usano filtri a carboni attivi che trattengono i Pfas senza distruggerli, accumulandoli. Una volta saturi, i carboni esausti diventano rifiuti speciali pericolosi e complessi da rigenerare. I test condotti da K-Inn Tech su reflui e percolati hanno dimostrato che il Radox può trattare gli stessi carboni attivi esausti, distruggendo i Pfas sulla matrice solida.

I prossimi step
Il futuro del progetto è già delineato: conclusa la sperimentazione, il primo passo sarà il completamento dell’iter per ottenere il brevetto. Successivamente si passerà allo sviluppo ingegneristico per portare la tecnologia a una scala industriale concreta. A tracciare la rotta futura è il direttore generale di Acque del Chiampo, Andrea Chiorboli: “Il nostro obiettivo non è fermarci alla sperimentazione, ma accompagnare la tecnologia Radox verso una dimensione industriale concreta, capace di offrire nuove soluzioni per i microinquinanti”.
Il valore del progetto è stato infine consacrato da AsVeSS (realtà regionale connessa ad ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), che ha conferito al Radox il prestigioso riconoscimento di “Buona Pratica per un’Italia più sostenibile 2025/26”. A rendere noto il riconoscimento è stato Giorgio Santini, presidente AsVeSS.
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