Rsa, tra rette insostenibili e carenza di personale: “Serve un intervento pubblico”

Che il numero di anziani sia in continua crescita è risaputo. Il Veneto, ovviamente, non è immune a tale fenomeno. La domanda, quindi, sorge spontanea: i servizi a sostegno della terza età sono adeguati? Un quesito che Radio Eco Vicentino ha posto a Luigi Zanon, portavoce per Vicenza della Rete dei Comitati e Familiari Rsa Veneto. L’intervista, realizzata ai microfoni della trasmissione “Parlami di Te” condotta da Mariagrazia Bonollo e Gianni Manuel, ha rappresentato un’opportunità per fare il punto di quella che è la situazione nelle Residenze Sanitarie Assistenziali venete.
Innanzitutto, conviene iniziare dai numeri. “Sappiamo – spiega Zanon – che in tutto il Veneto ci sono quasi 11 mila anziani in attesa di entrare nelle Rsa. Circa 1500 attendono addirittura da oltre 12 mesi. Più o meno 3500 aspettano fra i 7 e i 12 mesi”. Il problema? Risposta secca: “Non ci sono posti”. Ma, oltre alla sproporzione tra domanda e offerta in fatto di capacità ricettiva, un’altra questione è costituita dall’entità della retta. Più precisamente, dall’onere che essa comporta. “Complessivamente, contando sia la quota sanitaria che quella alberghiera, un anziano ricoverato in Rsa arriva a costare sui 125, 130 euro al giorno”.
A tal proposito, continua Zanon, “la Regione sostiene che la retta dovrebbe essere divisa esattamente a metà. Ma così non avviene, in quanto ogni Rsa ha la facoltà di decidere l’ammontare della quota alberghiera. La nostra richiesta è di aumentare un po’ la quota sanitaria, che è a carico della Regione. Sappiamo che è costoso, però deve esserci un intervento pubblico”. Una soluzione che, sottolinea il portavoce, andrebbe a beneficio anche dei Comuni, chiamati a garantire un’integrazione là dove insorgano difficoltà ai congiunti nel pagamento della quota alberghiera. Ma, per stabilirla, le amministrazioni comunali si basano sull’Isee socio-sanitario. Il quale, tuttavia, “non è una fotografia reale di quelle che sono le possibilità dei nuclei familiari dei figli”.
Altra problematica, poi, è quella relativa alla carenza di personale. “C’è stata una mancanza di programmazione da parte della Regione – prosegue Zanon -, e di conseguenza siamo ricaduti nell’emergenza. E, come in tutte le emergenze, c’è uno scotto da pagare, in questo caso a danno di persone fragili come gli anziani. La carenza si traduce in un’assistenza che, se non scarsa, è comunque approssimativa. Il tutto aggravato da una normativa regionale che gestisce il personale a minutaggio. Gli Operatori Socio Sanitari hanno circa un’ora e mezza, due ore al giorno per ospite. E c’è un solo Oss ogni cinque ospiti”.
Per fortuna, ci sono anche buone notizie. Come quella inerente la proposta di istituire i cosiddetti pronto soccorso geriatrici. “L’anziano è una persona fragile – ribadisce il portavoce -. Magari con problemi comportamentali. Alcuni anziani rimangono in pronto soccorso per un periodo che va dalle 8 alle 10 ore. È inammissibile. La mia idea è di mandarli direttamente in geriatria. Una proposta che è stata ben recepita, tanto che la senatrice vicentina Daniela Sbrollini l’ha portata al ministero”. E non è tutto qui: “Vicenza sta lavorando al garante per gli anziani. La mozione in tal senso è passata in Consiglio Comunale. Non è risolutivo, ma è un buon passo avanti”.
– – – – –
L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.
Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.
Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.