Addio a Mario Faggion, maestro della memoria: Vicenza perde una delle sue coscienze civili

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Se n’è andato all’improvviso, a 88 anni, Mario Faggion, figura centrale della memoria resistenziale vicentina, insegnante, sindacalista e per oltre un decennio alla guida dell’Anpi provinciale. Una scomparsa che colpisce nel profondo la comunità, anche per la sua presenza instancabile fino agli ultimi giorni: domenica scorsa era ancora a Chiampo, a svolgere con dedizione il ruolo di cerimoniere in una commemorazione.

Una vita spesa tra scuola e impegno civile, sempre all’insegna della sobrietà e del rigore, ma soprattutto della convinzione che la memoria non fosse esercizio retorico, bensì responsabilità quotidiana. Studioso attento della Resistenza vicentina, Faggion ha lasciato contributi importanti alla ricerca storica locale, con opere dedicate in particolare alle formazioni partigiane, tra cui la Brigata Garemi. Con la sua scomparsa, Vicenza perde non solo uno studioso, ma un punto di riferimento umano e civile, capace di unire passione e equilibrio, memoria e dialogo.

Lo ricorda il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, sottolineandone “la grande pacatezza e il raro equilibrio, qualità che lo hanno reso un punto di riferimento rispettato da tutti”. Un tratto, quello della misura, che in anni di confronto pubblico sempre più acceso ne aveva fatto una figura riconosciuta anche oltre gli schieramenti. Per la senatrice Daniela Sbrollini, Faggion è stato “amico e maestro per molte e molti di noi”, una presenza capace di trasmettere valori prima ancora che contenuti, con un impegno particolare nella valorizzazione della storia partigiana e nella sua trasmissione alle nuove generazioni.

Dal Partito Democratico vicentino arriva il ricordo del segretario Luca Cislaghi, che evidenzia come sia stato “un punto di riferimento per la comunità democratica vicentina”, grazie a un impegno costante nella difesa dei valori della Costituzione e della democrazia. E proprio sul piano umano insistono anche la consigliera regionale Chiara Luisetto, insieme ad Antonio Dalla Pozza e Rosanna Filippin, che lo ricordano come “un uomo meraviglioso, generoso, sempre pronto a dare consigli e sostegno a chi si occupa del bene comune”.

Parole diverse, ma convergenti nel restituire il profilo di una figura che ha saputo attraversare decenni di vita pubblica senza perdere coerenza e credibilità. Un antifascista rigoroso, ma mai divisivo; un intellettuale attento, ma sempre accessibile; un testimone capace di parlare al presente. Nel suo percorso si intrecciano la scuola, il sindacato e l’impegno associativo, ma è soprattutto nella capacità di costruire relazioni e mantenere viva la memoria collettiva che si misura il suo lascito. Vicenza oggi lo saluta con dolore e gratitudine. E con la consapevolezza che il modo più autentico per ricordarlo sarà continuare a coltivare quei valori – libertà, democrazia, responsabilità – a cui ha dedicato tutta la sua vita.

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