Processo Pettinà, chiesto l’ergastolo per la finta badante. Lei si scusa in aula

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L'aula del Tribunale di Vicenza e, nel riquadro, Paola Pettinà

Ergastolo, con tre mesi di isolamento diurno. E’ quanto disposto dal Pubblico ministero Maria Elena Pinna verso Paola Pettinà, la badante vicentina accusata della morte di due persone da lei assistite e del tentato omicidio con psicofarmaci di altre tre persone di cui avrebbe dovuto prendersi cura e del suo ex compagno. La condanna nonostante Pettinà, prima della requisitoria di 7 ore del PM, avesse porto le scuse sia ai familiari delle vittime sia alla Corte.

L’imputata, assistita dall’avvocato Roberto Busa, ha ammesso di avere somministrato più gocce di psicofarmaco di quante ne fossero dovute, sottolineando però che lo avrebbe fatto perché avrebbe considerato i suoi assistiti bisognosi di una dose maggiore di cura in quanto particolarmente agitati. Paola Pettinà ha ribadito più volte che non era sua intenzione causare la morte di nessuna delle vittime, ammettendo anche di non aver avuto le necessarie qualifiche professionali per la mansione che esercitava.

Il Pm ha in parte declassato l’accusa, con uno dei reati passato da omicidio a lesioni aggravate. Ma nella sostanza non cambia nulla, la donna deve comunque rispondere di due omicidi e tre tentati omicidi. “Chiedo scusa se ho provocato dolore, sono consapevole di aver sbagliato e di aver finto titoli che non avevo – ha detto Paola Pettinà –. Ho dato qualche goccia in più in casi di stanchezza o irrequietezza, ma senza voler fare del male”. L’aver sbagliato la posologia del farmaco in buona fede non ha però convinto il Pubblico Ministero e adesso la parola passa agli avvocati difensori. Il prossimo appuntamento in aula è il 10 luglio per le arringhe, dopo di che i giudici decideranno la sentenza.

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