Lefebvriani: arriva la scomunica dopo la nomina di 4 vescovi

Alla fine i Lefebvriani hanno scelto lo strappo e lo scisma si è consumato. Del resto non si è mai totalmente rimarginata quella ferita inflitta 38 anni fa, quando monsignor Marcel Lefebvre ordinò, contro il volere di Giovanni Paolo II, quattro vescovi.
Proprio due di questi sono stati i celebranti della messa ed Ecône in Svizzera: monsignor Alfonso de Galarreta e monsignor Bernard Fellay che, dopo il “perdono” di Benedetto XVI nel 2009, con le loro azioni hanno dato il via ad una seconda scomunica. La pena è automatica, “latae sententiae” in termine tecnico, e oggi – 2 luglio – è arrivata la ratifica del Vaticano.
Il Dicastero per la Dottrina della Fede in un decreto rende noto che “nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 1 CIC 2021”.
Chi sono i quattro vescovi ordinati a Ecône: Pascal Schreiber, svizzero, 53 anni, ordinato sacerdote a Ecône nel ’98; Michael Goldade, originario del North Dakota e cresciuto in Kansas (Usa); Michel Poinsinet de Sivry, 42 anni, e Marc Happier, 36 anni, entrambi francesi. La loro giovane età evidenzia come il ritorno alla tradizione, quella che non lascia spazio al dialogo, che non accetta divorzi e persone Lgbt e che vuole che la comunione si faccia solo in ginocchio, attiri di più le nuove generazioni.
La nascita del movimento. L’anno è 1970 e il suo portabandiera il cardinale francese Marcel Lefebvre. Oggi vi fanno riferimento circa 150 mila persone. Inizialmente riconosciuta dalla S.Sede, la Fraternità rifiuta la Messa in volgare decisa dal Concilio Vaticano II e più in generale la svolta “neo-modernista” di Roma. Nel 1975 la Fraternità viene sciolta d’ufficio, ma pochi mesi dopo Lefebvre, seppur sospeso, celebra una messa davanti a 10mila fedeli.
Le differenze incolmabili con il Vaticano. Per la Fraternità, l’unica vera espressione del culto cattolico resta la messa tridentina, celebrata in latino secondo il messale di San Pio V, in cui il sacerdote è rivolto verso l’altare, dando le spalle ai fedeli. Accanto alla questione liturgica, i lefebvriani rigettano con fermezza tre documenti chiave del Vaticano II. Il primo: la dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa, che definisce la libertà di coscienza come un diritto umano. Secondo: rifiutano la costituzione Lumen Gentium, per quanto riguarda la parte in cui ammette la possibilità di salvezza al di fuori della struttura visibile della Chiesa cattolica. Terzo: osteggiano duramente la dichiarazione Nostra Aetate dedicata al dialogo interreligioso ed ecumenico, respingendo l’idea che l’alleanza di Dio con il popolo ebraico sia ancora valida e contestando l’assoluzione degli ebrei storici dall’accusa di deicidio per la morte di Gesù.