Scempio in valle: danni al Baito di Isacco, porta d’accesso alla Ferrata delle Anguane

Un gesto cieco, incomprensibile, che colpisce molto più di una struttura. Nella notte scorsa il Baito di Isacco, uno dei luoghi più conosciuti e fotografati di Valdastico, è stato devastato da ignoti. Distrutti tutti i vetri della costruzione ai piedi della Ferrata delle Anguane, lungo uno dei percorsi naturalistici più frequentati e identitari dell’intera vallata.

Un atto vandalico che ha suscitato rabbia, sconcerto e un profondo senso di amarezza in una comunità che negli ultimi anni aveva investito tempo, energie e volontariato per valorizzare uno dei propri simboli. Ma non è soltanto una questione di danni materiali. Per comprenderne la gravità bisogna conoscere il valore che il Baito di Isacco rappresenta per la valle. Situato in una delle aree più suggestive del territorio comunale, ai piedi della celebre Ferrata delle Anguane e a pochi passi dalla Panchina Gigante che domina il paesaggio, il baito è diventato negli anni un punto di riferimento per escursionisti, famiglie, appassionati di montagna e turisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. È il luogo dove molti si fermano prima di affrontare la ferrata, una delle più apprezzate del Veneto e conosciuta ben oltre i confini regionali. È il punto in cui il visitatore entra in contatto con la Valdastico più autentica: quella dei sentieri, delle montagne, della fatica e della bellezza. Per questo il danneggiamento della struttura assume un significato che va ben oltre un semplice episodio di cronaca.

A essere colpita è infatti una parte dell’identità della vallata, uno dei simboli del lavoro portato avanti da amministrazione, associazioni e volontari, uniti negli ultimi anni per promuovere un territorio che ha scelto il turismo lento, l’escursionismo e la valorizzazione ambientale come strumenti di rilancio. La devastazione è stata scoperta nelle prime ore della mattinata odierna: appresa la notizia, il sindaco Claudio Sartori e il vicesindaco Nicola Sella si sono recati immediatamente sul posto insieme a due volontari locali per verificare personalmente quanto accaduto. Lo scenario che si sono trovati davanti è apparso desolante: i vetri della struttura sono stati completamente distrutti e il baito, che era stato oggetto di un importante intervento di recupero e valorizzazione, è stato trasformato in pochi minuti nel bersaglio di un gesto gratuito e senza alcuna spiegazione.

E non nasconde l’amarezza il sindaco Claudio Sartori, che parla apertamente di un attacco al patrimonio collettivo della comunità: “Vedere vanificato in una sola notte il lavoro, la cura e la dedizione di tanti volontari che negli ultimi anni si sono spesi per rimettere a nuovo il Baito di Isacco fa male a tutta la comunità. È un gesto vile e incomprensibile contro un bene pubblico e contro l’immagine del nostro territorio. Siamo già al lavoro con le forze dell’ordine per individuare i responsabili di questo scempio. Chi lo ha compiuto si faccia vivo, magari prima che sia io a farmi vivo con lui”. Parole di sdegno, che riflettono il sentimento diffuso tra i residenti della valle, dove la notizia si è diffusa rapidamente generando indignazione e incredulità. Negli ultimi anni il territorio ha saputo ritagliarsi una crescente visibilità grazie alla valorizzazione dei percorsi escursionistici e delle attrazioni naturalistiche. In questo contesto la Ferrata delle Anguane rappresenta uno dei principali richiami, capace di attirare centinaia di visitatori ogni anno e di contribuire a far conoscere una valle spesso lontana dai grandi circuiti turistici ma ricca di straordinari patrimoni ambientali.

Di fronte allo sconforto, però, emerge già la volontà di reagire. L’amministrazione comunale ha confermato che saranno adottate tutte le misure necessarie per ripristinare rapidamente la struttura e restituirla alla piena fruibilità di cittadini e visitatori. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche ai volontari intervenuti tempestivamente sul posto. Innegabile però come oggi a Valdastico prevalga la rabbia. Ma, ancor più forte, la volontà di trasformare questo sfregio nell’ennesima occasione per dimostrare quanto forte sia il legame tra la valle e i suoi luoghi più cari.

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