Fakir, l’autopsia: “Sangue vivo nei polmoni e ipotesi schiacciamento”

I primi dati dell’autopsia effettuata sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto a Bologna dopo essere stato fermato da due agenti, hanno fatto emergere alcuni dettagli. Tra questi hanno mostrato la presenza di sangue vivo nei polmoni e l’ipotesi schiacciamento. Riguardo a questi due elementi, resta da stabilire se lo schiacciamento sia dovuto a un eventuale eccessivo utilizzo della forza quando l’uomo era ancora in vita, oppure se sia sopravvenuto post mortem per le manovre rianimatorie. Allo stesso modo resta da stabilire se la presenza di sangue nei polmoni sia dovuta all’eventuale uso di cocaina da parte di Fakir o a una eccessiva compressione. Saranno comunque i periti incaricati dalla Procura a stabilire entro 90 giorni se l’emorragia sia stata la causa diretta della morte oppure una concausa insieme ad altri fattori.
Altri nodi da sciogliere. Tra i quesiti affidati agli specialisti rientra anche l’analisi degli eventuali mezzi di contenimento utilizzati dalla polizia nel corso dell’intervento, compreso il ricorso alla forza fisica e all’uso dello spray al peperoncino, per accertare se abbiano avuto un ruolo nella dinamica che ha portato alla morte dell’uomo. Secondo quanto riferito dal legale dei due poliziotti, dall’autopsia non sarebbero emerse fratture ossee. “L’esubero da parte dei poliziotti non si registra. Non c’è nessun tipo di segnale di violenza o di infrazioni ossee, soprattutto alle costole” così il legale. La Procura, intanto, procede per omicidio colposo e ha iscritto nel registro degli indagati due agenti di polizia e quattro soccorritori della Croce Rossa.
Il medico legale Benedetto Vergari, consulente dei quattro volontari della Croce Rossa presenti in via Svevo, ha dichiarato: “È stato un esame molto complesso, bisogna attendere gli esiti degli approfondimenti eseguiti. Non possiamo dire nient’altro: è una questione di rispetto per quello che è accaduto e segreto professionale”.
A quanto emerge, prima della sua tragica morte, Fakir aveva effettuato un primo accesso al pronto soccorso all’ospedale Maggiore di Bologna il 20 giugno, per un problema di tipo psichiatrico, ed era stato poi indirizzato a un centro di salute mentale. A tal proposito l’agenzia Ansa ricostruisce le ultime settimane di vita Fakir, probabilmente attraversato da un tormento che non gli dava tregua. Stando a quanto riporta l’agenzia stampa, il 42enne fu visitato al centro di salute mentale, gli fu fatta una prima diagnosi e confermata una terapia. I sanitari avevano fissato un successivo appuntamento per i primi giorni di agosto per proseguire con la terapia.