I vannacciani raccontano l’exploit vicentino: “Noi coi cittadini”. L’opposizione: “Fomentate la paura”

Più che un partito, oggi Futuro Nazionale è un fenomeno politico. E più cresce nei sondaggi e sul territorio, più pare dividere. Nel Vicentino, dove il movimento guidato da Roberto Vannacci rivendica oltre mille iscritti e una rete di comitati in rapida espansione, la domanda è ormai inevitabile: siamo davanti a una meteora destinata a riassorbirsi mesto nel centrodestra o all’inizio di una nuova importante fase della politica veneta e nazionale?

È attorno a questo interrogativo che si è sviluppato il confronto andato in scena a Senti Chi Parla, con la referente vicentina Cristina Zanini da un lato e, dall’altro, Carlo Cunegato di Alleanza Verdi e Sinistra e Giovanni Campagnolo del Partito Democratico. Ne è uscito un dibattito che ha mostrato una frattura ben più profonda delle tradizionali divisioni tra destra e sinistra. A scontrarsi sono stati soprattutto due modi diversi di interpretare i problemi del Veneto e di raccontarli ai cittadini.

La ricetta di Futuro Nazionale: “I cittadini chiedono sicurezza”. Per Zanini il successo del movimento non nasce da operazioni mediatiche o provocazioni, ma dalla capacità di dare voce a preoccupazioni concrete: “Futuro Nazionale sta intercettando un’esigenza che stanno manifestando i cittadini”, sostiene. Una domanda che arriverebbe da mondi molto diversi tra loro: imprenditori, professionisti, lavoratori, giovani e donne. Al centro di tutto c’è la sicurezza, che per il movimento rappresenta la condizione necessaria per affrontare ogni altra sfida “I cittadini stanno manifestando come la sicurezza sia uno dei problemi prioritari. Se non ho sicurezza, non ho libertà”, spiega Zanini, difendendo la necessità di rafforzare le forze dell’ordine, contrastare l’immigrazione illegale e riportare al centro quella che definisce la tutela degli interessi nazionali. Una linea che, secondo la consigliere di Monticello Conte Otto, sarebbe particolarmente apprezzata anche dal mondo produttivo veneto, da cui arriverebbe una crescente attenzione nei confronti delle proposte di Vannacci.

Campagnolo: “Vannacci provoca e poi si nasconde dietro il vocabolario”. Ma se Zanini individua nei contenuti la ragione del consenso, Giovanni Campagnolo vede invece nella comunicazione la vera forza del leader di Futuro Nazionale. Il giovane esponente democratico riconosce a Vannacci una notevole abilità politica, ma ne critica il metodo. Secondo il giovane comunicatore, il generale costruisce spesso il proprio consenso attraverso dichiarazioni volutamente provocatorie, salvo poi attenuarne il significato con spiegazioni linguistiche e semantiche: “Vannacci è bravissimo perché spara sempre alto, crea la polemica, e poi si rifugia dietro al vocabolario. Dice una cosa che fa discutere e poi ne dà una lettura diversa appellandosi al significato delle parole”. Un meccanismo che, secondo il rappresentante del Pd bassanese, consente a Vannacci di monopolizzare l’attenzione pubblica e costringere avversari e alleati a discutere costantemente dei suoi temi. Per Campagnolo il rischio è che questioni come immigrazione, identità e sicurezza finiscano per oscurare altri problemi strutturali del Paese.

Cunegato: “L’ennesima corsa verso destra”. Ancora più dura la lettura di Carlo Cunegato. Per il consigliere regionale di Avs, Futuro Nazionale rappresenta l’ultimo passaggio di una lunga radicalizzazione della destra italiana. Prima Forza Italia, poi la Lega, quindi Fratelli d’Italia e oggi Vannacci: una continua rincorsa verso posizioni più estreme per intercettare il malcontento degli elettori: “Vannacci si inserisce nello stesso solco. Sicurezza e immigrazione sono gli stessi temi della destra di governo. La differenza è che oggi prova a intercettare gli scontenti di chi quelle promesse non le ha mantenute”. Cunegato ha contestato soprattutto quella che considera la grande contraddizione del movimento: presentarsi come alternativa a un centrodestra che ha governato negli ultimi anni e dal quale molti dirigenti di Futuro Nazionale provengono.

Gli ospiti della puntata con il conduttore, il giornalista Marco Zorzi

Giovani: perché se ne vanno davvero? Uno dei momenti più interessanti della serata è arrivato quando il confronto si è spostato sui giovani e sulla fuga di talenti che continua a colpire il Veneto. Per Zanini la questione è legata anche alla necessità di garantire un contesto sicuro e ordinato: “Faccio politica anche pensando a mio figlio”, ha spiegato, sostenendo che creare sicurezza significhi creare condizioni favorevoli per chi vuole restare e costruire il proprio futuro in Italia. Una visione contestata con decisione da Campagnolo. Secondo l’esponente dem, infatti, le ragioni principali che spingono i giovani a partire non sono legate alla criminalità o alla percezione di insicurezza: “I giovani laureati non se ne vanno perché c’è poca sicurezza. Se ne vanno per gli stipendi, per il costo della casa e per la possibilità di costruirsi una carriera”. Per Campagnolo la vera emergenza riguarda salari bassi, precarietà e difficoltà di accesso all’abitazione. Problemi che, a suo giudizio, non trovano risposte adeguate nel racconto politico di Futuro Nazionale.

Ed è proprio qui che emerge una delle differenze più nette tra le due visioni: per Vannacci e i suoi sostenitori la sicurezza è il punto di partenza da cui dipende tutto il resto; per il centrosinistra, invece, sono proprio il disagio sociale, la precarietà economica e la mancanza di prospettive a generare insicurezza. E in attesa della prossima tornata elettorale per capire a chi i cittadini daranno maggior credito, non resta che sintonizzarsi al prossimo Senti Chi Parla.

L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.
Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.
Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.