La psicologa Emilia Laugelli e il segreto della cura: “Le relazioni sviluppano salute”

“L’uomo è un animale sociale”: così sentenziava Aristotele già nel lontano IV secolo avanti Cristo. L’essere umano, in altre parole, va per natura alla ricerca di rapporti con i suoi simili, al preciso scopo di tutelare la propria felicità e il proprio benessere. Se c’è qualcuno che, ancora oggi, è fermamente convinto della bontà dell’asserzione aristotelica, questa persona è senza dubbio Emilia Laugelli. Già responsabile del servizio di psicologia clinica all’ospedale di Santorso, nonché direttrice del servizio regionale anti-suicidi, al suo attivo ha un bagaglio di esperienze, tanto professionali quanto umane, tale da averla persuasa della perdurante validità di un’affermazione tanto antica.
“Le relazioni sviluppano salute – ribadisce nell’intervista concessa ai microfoni della trasmissione di Radio Eco Vicentino “Parlami di Te” in occasione della conclusione della sua attività professionale -. La comunità è costituita da persone che hanno tante cose in comune e che condividono tempo e, soprattutto, valori. La comunità è il luogo dove tutti dovremmo sentirci bene. È il noi che ci salva”. Ma quanta consapevolezza c’è di questo? “Sono sempre molto positiva e ottimista a tal proposito – risponde -. Ho operato a lungo all’interno di una comunità in sofferenza, quella ospedaliera. E ho sempre assistito a risvolti positivi”.
“Anche nel dolore più profondo – continua -, la vicinanza, la condivisione e il non far sentire sole le persone consentono di sviluppare quella che comunemente chiamiamo salute. Che è cosa ben diversa dalla sanità – precisa, dialogando con Mariagrazia Bonollo e Gianni Manuel -. La sanità corrisponde agli strumenti, agli interventi chirurgici e alle terapie. Ma quante persone soffrono di un male fisico, oppure sono costrette a vivere in condizione di non autosufficienza, eppure sono in salute? E questo perché hanno vicino a loro qualcuno che le fa star bene, in un circolo virtuoso”.
“Tutti noi – conclude – dovremmo avere questo obiettivo: vivere bene in comunità, mettendo a proprio agio le altre persone e stando noi stessi a nostro agio. Nel mio piccolo, ho cercato di sviluppare questo concetto fondamentale. Una donna può anche essere ricoverata in chemioterapia, ma riuscendo comunque ad essere madre, figlia, amica, lavoratrice. Mai confondere la malattia con il proprio essere: si è pazienti solo per un periodo. L’ospedale è un luogo di grande comunità: dove le persone abbassano le proprie difese e scoprono gli altri nella loro purezza. E così si interagisce in modo molto più semplice”.
In pensione la psicologa Emilia Laugelli: “L’ospedale è il luogo della vera comunità”
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