Sanità, 5 nuovi ambulatori privati nel vicentino “per abbattere le liste d’attesa”

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Una sala d'attesa di un centro vaccinale gestito dall'Ulss 7 Pedemontana

“Le Ulss hanno chiesto che altri ambulatori venissero accreditati al privato per abbattere le liste d’attesa e la regione Veneto ne ha concessi 5 in provincia di Vicenza. In questo modo il pubblico si arrende al privato”.
C’è una nuova bufera sulla sanità pubblica veneta, da sempre definita “eccellenza”, ma da qualche tempo traballante sotto le accuse di utenti che denunciano liste d’attesa lunghissime e un calo nei servizi, nonché chiusure si servizi ritenuti essenziali.

E a farsi portavoce dei cittadini scontenti è Carlo Cunegato, consigliere regionale con alleanza verdi Sinistra (Avs), che denuncia: “Con questa richiesta la sanità pubblica vicentina ammette le sue grandi difficoltà. È un meccanismo inquietante, è in atto un processo che è un vero tsunami di privatizzazione, che impoverisce i veneti e lascia sempre più persone senza cure”.

Sei sono gli ambulatori privati concessi dalla Regione Veneto, cinque dei quali in provincia di Vicenza: uno a Costabissara, uno a Valdagno, uno a Bassano del Grappa e due a Montecchio Maggiore.
Del resto, i numeri ne sono la conferma.

Dalla relazione sociosanitaria regionale 2025 emerge che nel 2024 la spesa sanitaria pubblica è stata di 12,2 miliardi, ma 2 miliardi sono finiti al privato convenzionato, il 16,5% del totale. I veneti hanno inoltre pagato 4,11 miliardi di tasca propria in prestazioni out of pocket: il risultato è che, di fatto, 10 miliardi restano al pubblico e 6 vanno a ingrossare le tasche di chi fa business sulla salute e sulla malattia. Nel 2024 i veneti hanno speso 847 euro pro capite in sanità privata, contro una media italiana di 730.

Per Alleanza Verdi e Sinistra, il rischio concreto è lo smantellamento progressivo del principio di universalità del sistema sanitario, pilastro del welfare italiano.
“Siamo di fronte a un sistema che ha perso la sua natura universale e che, con questi nuovi accreditamenti, va nella direzione sbagliata. Avere o meno una sanità pubblica è la differenza tra un Paese che può dirsi civile e uno che non può – sottolinea Cunegato – Non è questa la strada da seguire. Non bisogna favorire la privatizzazione con nuovi accreditamenti, bisogna investire nel pubblico. Solo la sanità pubblica può riconoscere a tutti il diritto inviolabile alla salute”.

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