Caso-Cappellari, don Patriciello: “Chiedi perdono e rialzati. Prego per te”

Il giorno dopo la notizia che il giovane aspirante cronista di Enego, Adriano Cappellari, sarebbe l‘autore delle minacce e addirittura di un falso attentato contro la sua persona (fatti per i quali gli era pure stata assegnata la scorta) l’opinione pubblica è sconvolta da quanto emerso ma non mancano anche un pensiero alla sua giovane età e alla fragilità che potrebbe dimostrare ora che il suo presunto castello di menzogne è venuto giù.

Le accuse, se confermate, sono gravi: Cappellari, il ragazzo con la faccia pulita e dall’impegno civico che sogna di fare il giornalista è ora indagato dalla Procura della Repubblica di Vicenza per incendio, calunnia, simulazione di reato, procurato allarme e truffa in danno di ente pubblico. Il tutto a conclusione dell’indagine dei Carabinieri di Bassano. Il motivo per cui l’avrebbe fatto? Bisogno di visibilità, parrebbe, in un vortice nel quale non è riuscito a fermarsi, dato che l’accaduto l’aveva reso sempre più “famoso” anche fra le persone che contano.

Adriano Cappellari, 20 anni, collaboratore di alcune testate giornalistiche non ancora iscritto all’Albo, sarebbe insomma l’autore, lo scorso 30 maggio, dell’attentanto incendiario all’esterno della sua abitazione. A incastrarlo sarebbero state le immagini della videosorveglianza, esaminate dai Ris dei Carabinieri, e le verifiche sull’acquisto online delle bombolette di gas e dell’alcol usato per appiccare l’incendio. Il ventenne in precedenza aveva denunciato altri episodi di presunta intimidazione, in particolare tre lettere minatorie con minacce di morte nei confronti suoi, di Giorgia Meloni e di don Patriciello, con tanto di fotografie dei tre volti barrati da una “X”; anche il sacerdote ne aveva ricevuta una a Caivano. Da novembre Cappellari era stato posto quindi sotto tutela, misura poi rafforzata nel giugno scorso.

Da simbolo delle minacce alla clamorosa accusa: “Cappellari avrebbe inventato tutto”

Gli episodi criminali avevano scosso l’opinione pubblica e procurato a Cappellari numerosi attestati di solidarietà e vicinanza anche da persone importanti, a partire dalla premier Meloni, dal ministro Piantedosi e del mondo del giornalismo. Che fosse difficile pensare che un ragazzo così giovane, che si stava affacciando alla professione giornalistica, potesse aver dato così tanto fastidio alla camorra, lo pensavano in molti. Che dietro potesse esserci lui stesso è un’ipotesi che però non ha sfiorato né i familiari né chi aveva rapporti pressochè quotidiani con lui anche per motivi di lavoro.

L’avvocato: “Vuole chiarire la sua posizione”
Mentre l’interessato e la famiglia si sono chiusi nel silenzio più totale, il legale di Cappellari, Roberto Rigoni Stern, ha annunciato che il suo assistito chiederà di parlare col pm per chiarire la sua posizione e ha sottolinea l’importanza, data la sua giovane età, di proteggerlo dalla forte pressione mediatica che questa vicenda fin dall’inizio ha messo in moto.

Don Patriciello: “Chiedi perdono e rialzati. Prego per te”
“Basito” per l’esito delle indagini anche il prete anti-camorra che con Cappellari aveva stretto amicizia. “Nemmeno per un istante – ha affermato – avrei pensato che quel giovane veneto dal volto buono, potesse arrivare a fare una cosa tanto grave e tanto stupida. Sono contento che si sia arrivati alla fine di questa storia. Faccio i miei complimenti ai carabinieri di Bassano del Grappa e alla Procura di Vicenza. Resta l’amarezza nel constatare che il male non vuol morire. E attacca tutti. E si intrufola dappertutto. E insozza tutto. Sono addolorato”. E poi si rivolge direttamente al giovane: “Adriano, se questa accusa sarà confermata, paga il tuo debito con la giustizia. Racconta tutta la verità. Chiedi perdono ai tuoi genitori, alla tua meravigliosa Enego, a don Federico, alle forze dell’ordine, alla Procura di Vicenza, a Giorgia Meloni e a me. Non lasciarti andare, però. Sei tanto giovane. Rialzati. Ricomincia a vivere. Vorrei ricordare a me stesso, a te, a chi mi legge, a chi ci governa, a chi scrive sui giornali, a chi decide il destino delle nostre vite che la menzogna è la figlia prediletta del diavolo. Una trappola. Una peste. Occorre fuggirla alla velocità del lampo. Vivere nella menzogna è come vivere all’inferno. Buona vita, ragazzo. Il perdono da parte mia è già partito. Durante la veglia di questa notte insonne ho pregato per te. Continuerò a farlo. Se hai bisogno, chiama”.

La reazione del sindacato dei giornalisti
Il sindacato veneto dei giornalisti oggi ha emesso un comunicato duro, pur riconoscendo ovviamente a Cappellari la presunzione di innocenza. Alcuni esponenti dell’organizzazione che difende la categoria erano saliti fino a Enego per portare al giovane collega la loro solidarietà. “Mentre tante colleghe e tanti colleghi ogni giorno mettono davvero a rischio la loro vita per garantire il diritto-dovere di cronaca e lottano per la libertà di informazione quale fondamento di un paese democratico e civile – scrive oggi il Sindacato Veneto dei Giornalisti – fa male al cuore apprendere che c’è chi approfitta della situazione gettando discredito sull’intera categoria minandone la credibilità e l’attendibilità”. “Le prove raccolte a carico di Cappellari risulterebbero molto pesanti – aggiunge la nota – facendo emergere un profilo del mitomane e per di più pericoloso”.

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