Ulss 4, 83 violenze di genere in un anno, l’80% nella cerchia affettiva e familiare

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Domani si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite. L’Ulss 4 Alto Vicentino partecipa alle iniziative di sensibilizzazione, realizzando attività diverse.

Il Codice Rosa (protocollo per donne che hanno subito qualsiasi forma di violenza e che si rivolgono al pronto soccorso), la psicologia clinica ospedaliera diretta da Emilia Laugelli (che con il suo team di psicologi assiste le persone vittime di violenza fin dal loro arrivo in ospedale), il servizio di pronto soccorso guidato da Aldo Dibello,  che, dovendo affrontare più volte il tema della violenza di genere, ha istituito al suo interno una équipe dedicata, composta da Elisabetta Ruzzon, medico del pronto soccorso, e dalle infermiere Sonia Dalla Vecchia e Sandra De Rosso, per la gestione e valutazione dei percorsi con i nodi della rete ulss ed extra ulss. Le tre professioniste hanno appena concluso la formazione annuale che ha assunto, tra i suoi obiettivi, quello di formare i professionisti alla gestione della violenza di genere nell’ambito specifico del pronto soccorso.

Tra il 1 gennaio e il 31 dicembre dell’anno scorso sono giunte in pronto soccorso 83 persone vittime di violenza, indirizzate, dopo i primi accertamenti e valutazioni, alla psicologia clinica ospedaliera, diretta da Emilia Laugelli. “Il percorso previsto dal progetto Codice Rosa attuato in Pronto Soccorso in sinergia con il servizi di psicologia clinica ospedaliera – afferma Aldo Dibello – ha determinato una maggiore sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne e ad oggi è diventata una prassi operativa segnalare situazione di abusi e violenze. “La presenza degli psicologi all’interno del pronto soccorso – aggiunge Emilia Laugelli – certamente facilita le sinergie  tra reparti agevolando il processo di umanizzazione dei servizi con risposte dirette alla persona e all’intero sistema di cure”.

Nella maggior parte dei casi (37%)  la vittima si è rivolta al Pronto Soccorso su invito delle forze dell’ordine, in particolare dei carabinieri. Il 27% vi si è recato autonomamente e altri non hanno dichiarato la modalità di invio.

Due i casi di violenza su minorenni.

Il 59% delle donne vittime di violenza ha tra i 30 e i 49 anni e la maggior parte (43%) è coniugata. L’aggressore, nel 33% dei casi, è il marito, nel 24% il convivente o il compagno; solo nel 7% è l’ex marito o l’ex compagno. Il 16% dei maltrattamenti sono stati addebitata ad altri familiari (genitori, fratelli, cognati, altri parenti).

La quasi totalità delle vittime (97%) risiede nel territorio dell’Ulss4. Il 63% delle donne maltrattate ha nazionalità italiana, il 35% straniera (di etnie varie: albanese, bengalese, brasiliana, cinese, colombiana, macedone, marocchina, moldava).

Il 38,34% delle vittime di violenza dichiara una licenza di media superiore e l’età dell’aggressore, nel 30% dei casi, sta tra i 40 e i 49 anni. Nella maggioranza dei casi (43%) si è trattato del primo accesso al pronto soccorso per motivi di violenza, al contrario del 33% che ha dichiarato di aver già avuto, per gli stessi motivi, accessi precedenti. Il 41% delle vittime è stata invitata dagli operatori del pronto soccorso a rivolgersi allo Sportello Donna.

Aumentato nel 2015 l’accesso dei “codici azzurri”, (maschi) passati dai due del 2014 ai dieci casi, con fascia d’età tra i 37 e i 51 anni. A causare la violenza compagne, ex mogli o figli maggiorenni. Complessivamente, il servizio di psicologia clinica ospedaliera ha preso in carico il 32% delle persone vittime di violenza, dopo aver effettuato, come previsto, un’accurata valutazione psicologica.

“La violenza di genere, si pensi ai 160 femminicidi in Italia nel corso del 2015 – sottolinea Giorgio Roberti, direttore generale dell’Ulss4 – è tema che  ha l’onore delle  cronache nelle occasioni più eclatanti,  ma a cui dobbiamo rispondere quotidianamente, perché una pronta risposta è la migliore prevenzione a fatti più gravi. E’  una forma occulta e pericolosa di ‘analfabetismo’ che va ben oltre l’incapacità di saper leggere e scrivere. Qui si tratta di alfabetizzare le emozioni, l’empatia, la relazione, il rispetto. Una lotta non meno dura di quella che si è fatta, e che deve essere completata, per dare a ogni essere umano gli strumenti per uscire dall’analfabetismo assoluto ed emozionale!”.

Gli ambulatori del Servizio di Psicologia Clinica sono collocati nell’ospedale “Alto Vicentino” Scala B Piano 0. Il Servizio risponde al numero telefonico 0445 571195.

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