Caso Faresin, esposto alla Corte dei Conti sulle deroghe urbanistiche: danno erariale e rischi idrici?

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Giorni caldissimi a Colceresa per l’affaire-Faresin: merecoledì prossimo, 29 aprile,  è in programma nel Consiglio Comunale la votazione sulla variante urbanistica (parziale) per consentire alla Faresin Industries SpA di Breganze di trasferire buona parte della sua produzione in uno nuovo stabilimento”ad elevata sostenibilità ambientale” (come recita l’ordine del giorno) in via dell’Industria a ridosso della zona artigianale, in terreni che in questo momento sono ad uso agricolo. Ieri la questione è stata valutata in commissione urbanistica, dopo che alcune settimane fa la Regione Veneto aveva dichiarato la non assoggettabilità della variante alla Vas, la Valutazione Ambientale Strategica.

Il nuovo stabilimento, destinato a raggruppare in un unico sito l’attività ora sparsa in cinque capannoni in zona artigianale a Breganze, trasformerà da verde a cemento un’area di quasi 70 mila metri quadrati, con la realizzazione di uno stabilimento di circa 25 mila.

Ora sulla vicenda, dopo mesi di incontri pubblici con esperti e attività di sensibilizzazione da parte di cittadini e associazioni ambientaliste, deflagra la notizia di un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti depositato da parte di un gruppo di cittadini, affiancato da tecnici ed esperti ambientali e che mette al vaglio della magistratura contabile il modello di sviluppo urbanistico del Comune di Colceresa, alla cui guida da sette anni c’è il sindaco Enrico Costa. Una istanza che chiede chiarezza su possibili anomalie e illegittimità nelle procedure di trasformazione urbanistica del territorio.

L’esposto
Al centro della contestazione c’è l’uso della Legge Regionale 55/2012, che permette varianti urbanistiche in deroga per attività produttive. Secondo i firmatari, quella che dovrebbe essere una procedura eccezionale a Colceresa sarebbe diventata la “normalità”, con ben cinque permessi di costruire rilasciati negli ultimi sei anni in contrasto con la programmazione urbanistica originaria. Tanto che la stessa Commissione Regionale per la Vas nel suo parere sulla variante pro-Faresin scrive esplicitamente che “si auspica che il Comune di Colceresa adotti, per le future previsioni di sviluppo insediativo produttivo, strategia prioritariamente volte al recupero e alla rigenerazione urbana, nel rispetto del Regolamento UE 2024/1991 Regolamento sul ripristino della Natura”.

L’ipotesi di danno erariale
L’esposto chiede di accertare se le quantificazioni del “contributo straordinario” (previsto dall’art. 16 del Testo Unico dell’Edilizia) siano state calcolate correttamente. Il sospetto degli esponenti è che il Comune nelle varie “deroghe” non abbia incassato quanto dovuto dai privati, configurando un potenziale danno erariale a carico del Responsabile dell’Area Tecnica e degli amministratori.
Tra i procedimenti segnalati spicca ovviamente quello relativo alla Faresin Industries Spa: in questo caso specifico lo schema di convenzione (depositato lo scorso 21 aprile) il contributo straordinario viene quantificato (a fronte del plusvalore generato dalla variante urbanistica) in 867 mila euro.

Il nodo ambientale: acqua e suolo
Le questioni sollevate dall’esposto, però, non si  fermano ai soli aspetti economici. I firmatari, infatti, alzano un grido d’allarme ambientale. Il territorio di Colceresa riveste infatti un ruolo strategico: il suo sottosuolo, essendo sulla fascia Pedemontana a sud dell’Altopiano di Asiago, funge da area di ricarica per la falda acquifera e ospita due pozzi fondamentali per la rete acquedottistica civile. “Si sta svalutando la risorsa idrica a favore di uno sviluppo che significa cementificare ettari di terreno agricolo”, si legge nella nota inviata alla stampa. Inoltre, per gliesponenti la procedura in deroga risulterebbe “più conveniente” per i privati rispetto al riutilizzo di aree produttive già esistenti, incentivando così un consumo di suolo che compromette un bene prezioso e inestimabile: il fragile equilibrio idrogeologico, già messo a dura prova dai cambiamenti climatici e dalla realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta.

Il clima di tensione
L’iniziativa legale segna insomma un punto di rottura tra una parte della cittadinanza e l’amministrazione comunale. I promotori dell’esposto chiedono trasparenza su quello che definiscono un “velo apposto su iniziative private”, rivendicando la necessità di proteggere i prati stabili e la capacità del terreno di drenare l’acqua, prevenendo esondazioni e alluvioni i cui costi – sottolineano – ricadono sempre su tutta la collettività. La parola passa ora ai magistrati contabili, mentre la tensione politica e sociale a Colceresa resta altissima in attesa dei prossimi passaggi burocratici sul caso Faresin.

Faresin Industries progetta il trasloco a Sarcedo in una ex cava a ridosso della Spv

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