Truffa del finto carabiniere ai danni di madre e figlia, poi l’incidente: arrestata 23enne

Una truffa ai danni di madre e figlia, l’incidente stradale e poi la fuga disperata tra i campi che si è conclusa con l’arresto di una giovane di 23 anni, originaria del Napoletano e incensurata. La vicenda è avvenuta a Mussolente nella giornata di giovedì 16 luglio.
Tutto ha avuto inizio nel primo pomeriggio, quando una donna di 60 anni ha ricevuto una telefonata da un sedicente maresciallo dei Carabinieri. Il truffatore, parlando di una fantomatica rapina commessa a Vicenza con l’auto della figlia 26enne, è riuscito a manipolare le due donne, isolandole. Con la scusa di accertamenti, ha convinto la madre a raccogliere tutto l’oro in casa per verificarne la provenienza illecita. Poco dopo, una complice si è presentata alla porta, ha ritirato i gioielli ed è fuggita su un’utilitaria grigia.
Solo dopo aver realizzato il raggiro, le due vittime hanno allertato la Centrale Operativa del 112 di Bassano. Pochi minuti dopo, un altro segnale: un incidente stradale tra via San Rocco e via Campo Aviazione, sempre a Mussolente, a solo un chilometro di distanza da dove era avvenuta la truffa. Una donna, uscita dall’abitacolo di un’auto fortemente incidentata, si era data alla fuga a piedi: ad allertare i militari, l’altro automobilista coinvolto nell’incidente. I militari della Radiomobile bassanese, intuendo la connessione, sono giunti sul posto e, grazie alle indicazioni dei testimoni, hanno scovato la 23enne in un fondo agricolo vicino a via Mazzini.
Nonostante il tentativo di nascondersi tra le colture, la giovane è stata bloccata. A bordo dell’auto, una Renault Clio, i militari hanno rinvenuto parte dei gioielli rubati. L’indagine si è poi estesa a una struttura ricettiva di Romano d’Ezzelino, dove la donna alloggiava: nella stanza sono spuntati altri monili e denaro contante, risultati provento di un ulteriore raggiro commesso il 14 luglio a Caorle ai danni di una 73enne.
La 23enne è stata arrestata con l’accusa di truffa pluriaggravata e tradotta nel carcere di Montorio (Verona). L’Arma, nel ricordare l’importanza della massima prudenza di fronte a simili telefonate, rinnova l’invito a contattare immediatamente il 112 in caso di dubbi, sottolineando che i militari non richiedono mai oro o denaro per le indagini. Le indagini proseguono per verificare l’eventuale coinvolgimento della donna in altri episodi simili e i suoi complici.
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