Si dimettono in 7, Zonta decade. Arriva il Commissario, FdI: “Scelta irresponsabile”

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Qualcuno, nelle prime ore, ha davvero pensato a uno scherzo. Un pesce d’aprile orchestrato ad arte. Ma la realtà a Rossano Veneto, mercoledì 1 aprile, è stata molto più brutale: sette consiglieri comunali hanno protocollato dimissioni contestuali e irrevocabili, facendo crollare in un istante la giunta guidata dal sindaco Marco Zonta e trascinando il Comune verso il commissariamento prefettizio.

Un atto formale, chirurgico, che ha chiuso la legislatura con la stessa rapidità di una serranda che sbatte a fine giornata. Le firme – Morena Martini, Cristina Bianchin, Gianni Faggion, Michele Enrico Campagnolo, Adris Marchiorello, Carlo Lando e Lorenzo Bisinella – sono state depositate in blocco, come previsto dall’articolo 141 del TUEL, che impone lo scioglimento automatico del Consiglio quando viene meno la metà più uno dei suoi componenti. Una scelta drastica, l’unica in grado di far cadere immediatamente l’amministrazione. Ma la frattura non nasce oggi. Le tensioni erano esplose già nell’ottobre 2024, quando Zonta aveva revocato le deleghe a Morena Martini, ex sindaca e oggi consigliera regionale del Veneto. Da quel momento, la maggioranza si era trasformata in un campo minato: accuse reciproche, cantieri fermi, ritardi amministrativi, sospetti di scelte politiche non condivise.

Il punto di rottura definitivo sarebbe arrivato con la decisione del sindaco di stringere un’alleanza post-elettorale con l’ex avversario Davide Berton, mossa giudicata dai dimissionari come un tradimento del mandato popolare. Nella loro nota, i sette parlano di “mandato disatteso, gestione paralizzata e conseguente atto di responsabilità” per restituire la parola ai cittadini. Una versione che ha messo d’accordo i sei consiglieri di minoranza supportati dalla firma decisiva di Lorenzo Bisinella, unico consigliere di maggioranza ad aver scelto di far cadere il sindaco. Senza di lui, Zonta sarebbe ancora in carica.

Una rottura nella rottura con inevitabili risvolti politici. Per Fratelli d’Italia infatti, la fine anticipata dell’amministrazione di Rossano Veneto è un danno politico e territoriale. L’europarlamentare Elena Donazzan sottolinea come la caduta della giunta Zonta privi il Bassanese e la Provincia di una figura ritenuta centrale: Davide Berton, dirigente provinciale del partito e consigliere con deleghe chiave su viabilità, rapporti con A4 Holding, ciclovie ed edilizia scolastica. Donazzan ricorda il lavoro svolto da Berton negli ultimi anni: interventi sulle scuole, investimenti sulla sicurezza stradale, nuove piste ciclabili, rotatorie, marciapiedi e un ampio piano di asfaltature che ha portato risorse concrete ai Comuni vicentini. Per questo, la sua scelta di entrare in maggioranza dopo la sconfitta elettorale viene letta come un gesto di responsabilità verso la comunità, non come un calcolo politico.
La parlamentare critica apertamente la crisi che ha portato alle dimissioni: “Far cadere un sindaco per dinamiche locali significa esporre i cittadini a un lungo commissariamento e bloccare l’attività amministrativa”. Sulla stessa linea Francesco Rucco, vicepresidente del Consiglio regionale ed ex presidente della Provincia. Rucco ricorda la collaborazione con Berton e ne evidenzia “serietà, concretezza e attenzione ai territori”, definendo la sua uscita di scena “un impoverimento per l’intera Provincia di Vicenza”.

La legislatura Zonta si chiude così: non con un voto, non con una sfiducia, ma con un atto formale che ha il sapore di una resa collettiva. Una pagina amara per Rossano Veneto, che ora si ritrova senza guida politica e con un commissario chiamato a gestire l’ordinario mentre la città attende di tornare alle urne. E dovrà farlo, nella migliore delle ipotesi, per almeno un anno. La politica locale, ancora una volta, si è inceppata. E quando il Palazzo si trasforma in un labirinto di strategie personali, l’unica via d’uscita resta quella più drastica: rimettere la scelta nelle mani dei cittadini.

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