Operaio senza contratto ferito e abbandonato in strada: in 200 al flash mob

Ha sconvolto il vicentino la notizia del 56enne operaio indiano abbandonato ferito in strada da una coppia per la quale lavorava senza contratto in una azienda agricola ed il flash mob organizzato per sensibilizzare contro la disumanizzazione nel mondo del lavoro ha coinvolto ieri a Schiavon oltre 200 persone. L’uomo era rimasto ferito cadendo nel maneggio ed è stato trasportato e lasciato sanguinante vicino al palasport di Bassano del Grappa la sera del 28 maggio scorso. Sotto shock la comunità, che non credeva potesse accadere sotto i suoi occhi un episodio così brutale. E ieri, nemmeno la pioggia battente è riuscita a fermare il grido d’indignazione che si è alzato da piazza Risorgimento, trasformata nel cuore pulsante di una mobilitazione che travalica i confini provinciali per parlare all’intera regione.

Oltre duecento persone, tra delegazioni e attivisti arrivati da tutto il Veneto, si sono unite in un flash mob compatto e determinato, promosso da Cgil Vicenza, Flai Cgil Vicenza e Flai Cgil Veneto, per dire ‘no’ allo sfruttamento lavorativo, al caporalato e a ogni forma di abuso. A far scoccare la scintilla della protesta il gravissimo e sconcertante episodio avvenuto una settimana fa, quando invece di essere immediatamente soccorso, l’operaio ferito è stato barbaramente caricato in auto dalla coppia di titolari e abbandonato, sanguinante, in strada Un fatto disumano che ha spinto i lavoratori a scendere in piazza al grido di “No alla disumanizzazione e all’indifferenza”, richiamando alla memoria le pagine più buie dello sfruttamento nel nostro Paese.

Durante il presidio, che ha visto anche la partecipazione dei consiglieri regionali Chiara Luisetto e Antonio Marco Dalla Pozza, Carlo Cunegato, i vertici sindacali hanno preso la parola uno dopo l’altro per smontare i meccanismi di un sistema che riduce gli esseri umani a pura merce. Giosuè Mattei, segretario generale della Flai Cgil Veneto, ha puntato il dito contro le falle normative, spiegando come l’attuale gestione dei flussi e le leggi sull’immigrazione finiscano paradossalmente per intrappolare i lavoratori migranti in una spirale di vulnerabilità e ricatto, rendendoli invisibili nonostante arrivino regolarmente nel nostro Paese. Da qui l’appello urgente ad applicare pienamente le leggi anticaporalato. Sulla stessa linea Stefano Menegazzo, segretario generale della Flai Cgil Vicenza, che ha denunciato una “deriva culturale in cui il lavoro viene trattato come un costo da tagliare, sacrificando la salute e la sicurezza sull’altare del massimo profitto”.

“La risposta arrivata dalla piazza dimostra che il nostro territorio non è disposto a voltarsi dall’altra parte – ha affermato Giancarlo Puggioni, segretario generale della Cgil di Vicenza – Esserci significa ribadire che nessun lavoratore può essere lasciato solo, sfruttato o abbandonato. Dietro episodi come quello di Schiavon non ci sono soltanto responsabilità individuali, ma un sistema che continua a tollerare zone grigie fatte di lavoro nero, precarietà e ricatto. Per questo chiediamo più controlli, più ispettori, più tutele e un impegno concreto delle istituzioni affinché sicurezza, legalità e diritti tornino ad essere condizioni irrinunciabili in ogni luogo di lavoro”.

Interventi sostenuti con vigore anche da Silvana Fanelli della segreteria regionale e Diop Alioune Badara della Cgil di Padova, i quali hanno ricordato che questa battaglia non si limita ai campi, ma investe l’intero tessuto produttivo. La giornata si è chiusa con un messaggio chiaro, risuonato con forza tra i presenti: “Siamo qui per restituire voce e dignità a chi troppo spesso rimane invisibile. Di fronte alla disumanizzazione del lavoro non può esserci indifferenza. Nessun profitto vale più della vita, della salute e della dignità delle persone”.

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