Tribunale di Bassano: “E’ propaganda, senza legge prima delle elezioni l’iter decade”

C’è una cosa fondamentale che la propaganda pro Tribunale di Bassano non dice e cioè che se la legge non viene fatta prima delle elezioni, con tutto il percorso complesso necessario, l’iter decade e quel decreto legge spacciato per soluzione decadrà insieme a tutte le promesse. Quattordici anni di promesse per la precisione, dodici milioni di euro di soldi pubblici per uno stabile nel cuore del centro storico e il tempo che sta inesorabilmente per scadere. La vicenda del Tribunale della Pedemontana rischia di passare alla storia locale come il manuale perfetto della propaganda elettorale.
E se da un lato le amministrazioni di bassanese e Altopiano hanno organizzato un flashmob per chiedere più soldi per la giustizia al governo di Giorgia Meloni, dall’altro c’è anche chi teme che manifestazioni come quella organizzata la settimana scorsa a Bassano siano pura propaganda. E’ il caso di Roberto Campagnolo, capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale a Bassano del Grappa e consigliere provinciale, che chiede che venga detta la verità. Secondo Campagnolo, lo stabile di via Marinali è il simbolo di promesse non mantenute. Un Palazzo di Giustizia costato una fortuna alla collettività, che oggi non produce alcun servizio. Al contrario, genera costi di manutenzione ordinaria.

“Mentre il centrodestra governa a tutti i livelli da anni, dal comune di Bassano alla Regione Veneto, fino al governo nazionale, il tribunale di Bassano resta chiuso. E la narrazione della riapertura imminente, sbandierata ciclicamente a ridosso dei passaggi elettorali, si scontra oggi con quanto emerge dal parlamento”. Il disegno di legge “Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie”, depositato il 3 ottobre 2025, viene descritto dai leghisti come la chiave di svolta. Ma a nove mesi di distanza, la realtà dice altro perché per diventare legge c’è una trafila ancora lunga, fatta di approvazione e possibili emendamenti in Commissione Giustizia alla Camera, voto in Aula, passaggio al Senato e altri passaggi fondamentali.
Ciò che la propaganda non evidenza è la scadenza della legislatura di Giorgia Meloni, fissata a metà 2027. Una scadenza che è ormai dietro l’angolo e i tempi medi per l’approvazione di una legge ordinaria superano abbondantemente l’anno. Se il Parlamento non approverà il testo definitivo in entrambe le Camere prima del loro scioglimento, il provvedimento decadrà automaticamente e si tornerà al punto di partenza.

E’ chiaro inoltre, che l’avvicinarsi della campagna elettorale, con il gruppo di governo al lavoro per farsi riconfermare alle urne, l’attività parlamentare subirà un fisiologico rallentamento e il Tribunale della Pedemontana di certo non sarà uno degli obiettivi primari. “Sostenere il Tribunale della Pedemontana significa pretendere che venga riaperto davvero, non utilizzarlo ciclicamente come argomento da campagna elettorale – attacca Campagnolo – Se questa data non c’è, la politica ha il dovere dell’onestà: ammettere il ritardo e, nel caso, iniziare a pensare a come restituire quel patrimonio immobiliare da 12 milioni di euro alla cittadinanza per altri utilizzi”.
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