Il caso di Carlo Bramezza, e del buco da 11 milioni di euro, scuote la sanità pubblica

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Da giorni tiene banco la vicenda del Direttore Generale della Ulss 7 Pedemontana Carlo Bramezza. Dopo il lancio della notizia da parte di alcuni media locali, relativa al pignoramento disposto nei confronti del manager trevigiano dal Tribunale di Treviso, in molti si interrogano se la direzione di un’azienda sanitaria pubblica che gira qualcosa come 700 milioni di euro possa rimanere in mano ad un soggetto che, per vicende personali, risulta gravato di un procedimento fallimentare.

E’ bene precisare che la situazione debitoria del Direttore Generale riguarda la sfera privata e quindi non riconducibile all’attuale gestione da dipendente pubblico. La situazione, però, risulta pesantemente gravosa tanto da raggiungere la ragguardevole cifra di 11 milioni di euro accumulati da Carlo Bramezza per investimenti immobiliari falliti in modo disastroso. Le azioni che hanno portato al barato il manager hanno inizio nel 2008 quando Bramezza era socio di due società di capitali attive nella realizzazione di immobili e per sostenere l’investimento aveva posto le firme fideiussorie a garanzia per un totale di 10 milioni 969 mila euro. Entrambe le società sono state dichiarate fallite e a Carlo Bramezza è stato chiesto di far fronte agli impegni sottoscritti.

Una volta avviato il procedimento da parte delle due banche, relativo al dissesto finanziario, a Bramezza è arrivato il conto del Tribunale che gli ha immediatamente pignorato un quinto dello stipendio (8 mila euro all’anno), la sua abitazione, un altro appartamento del valore di poco più di 100 mila euro e tutti gli arredi. La procedura prevede di racimolare euro da qualsiasi bene in possesso di Bramezza e per questo motivo il curatore fallimentare è stato costretto a vendere un po’ di tutto: un lampadario in vetro di Murano per 500 euro, un mobile cinese per 300, tavolini, sedie e poltrone per cifre irrisorie, un televisore per 30 euro, perfino i libri per 50 euro.

Davide Giacomin Segretario Provinciale Partito Democratico, Paolo Costa Coordinatore PD Area Thienese e Giannina Scremin Coordinatrice PD Area Bassanese hanno commentato così la vicenda: “Visto il ruolo di dirigente pubblico apicale per cui Bramezza è stipendiato dai cittadini veneti, rivolgiamo a Bramezza ed ai vertici della Regione che lo hanno nominato alcune domande. Lo riteniamo un atto necessario per chi è deputato a gestire la cosa pubblica: le società in cui agiva Bramezza hanno partecipato ad appalti pubblici. E se sì, quali? In quale ambito operavano le fideiussioni “andate male” di cui Bramezza si era fatto garante? I vertici della Regione erano a conoscenza dell’importante attivismo di Bramezza nel settore privato? Infine chiediamo al presidente Zaia e all’assessore alla sanità della Regione Veneto, Manuela Lanzarin, con che criteri venga scelto un dirigente di una Ulss che ha prestato fideiussioni per oltre 11 milioni di euro. Non vogliamo in nessun modo intervenire nella sfera privata del dott. Bramezza, ma chiediamo se si intende confermarlo nella gestione di un’azienda pubblica che sposta milioni di euro come la Ulss 7 Pedemontana”.