Spettacolando – Battesimo di parole con l’eclettico Bergonzoni per la sala grande del Politeama

Dopo oltre trent’anni, il Teatro Comunale Politeama di Marostica riapre la sua Sala Grande con un inizio col botto, che inaugura la collaborazione triennale con La Piccionaia. Venerdì 24 gennaio è salito infatti sul palco Alessandro Bergonzoni con il suo spettacolo Arrivano i Dunque (Avannotti, sole Blu e la storia della giovane Saracinesca): un sold out dal successo scontato.

E’ sempre un’impresa raccontare un suo spettacolo, come pure tentare di sintetizzare la piacevole chiacchierata che ci ha concesso prima dello show. La parola è più che mai veicolo di cambiamento ma per Bergonzoni è un modo vitale per dar forma alla sua sconfinata immaginazione. Una vera asta dei pensieri: ”Cerco il miglior (s)offerente per mettere all’incanto il verso delle cose: magari d’uccello o di poeta”.

Perché il mondo soffre di pari passo con le forme di vita che lo abitano, e di fronte al bisogno di restare umani, monito molto in voga da almeno un paio d’anni, Alessandro ci illumina cambiando prospettiva. Dice che essere umani non basta, anzi forse non va proprio bene visto quello che gli umani stanno dimostrando di essere capaci di fare. Come dargli torto?
L’umanità è disumana – prosegue Alessandro, il cui spettacolo è il naturale confluire del nostro dialogo –  è come un serpente capace di inghiottire tutto, allora perché non applichiamo la crealtà? Perché non aggiungiamo un’altra realtà a quella che stiamo vivendo? Basta scontri, basta offensività! Perché dobbiamo offendere qualcuno che ci taglia la strada? Non potrei dirgli semplicemente: foglione! Così magari lui torna indietro perché non ha capito, si parla e si diventa amici. Abbiamo bisogno di fare un salto nella sovraumanità, dovremmo puntare verso l’alto, verso il divino, ma non in senso religioso.

Bergonzoni è meraviglioso, perché ogni sua iperbole, ogni suo delirante stralcio ti entra nelle vene e inizia a circolare. E quando pensi che ti stia frullando il cervello, quando pensi dei esserti completamente perso, lui chiude il cerchio del ragionamento e si comincia a ridere senza pure accorgersene. Non siamo a Zelig, né a Propaganda Live, e sebbene ogni nostro gesto/pensiero possa essere considerato politico, Bergonzoni ci tiene a rimarcare come il suo spettacolo sia civico, più che politico; anche per questo non si considera un comico, pur conscio di strappare molte risate. Dato che anche questo spettacolo è un monologo, gli chiedo se non gli piacerebbe lavorare in coppia, magari con un Corrado Guzzanti (che lui stima molto), o fare spettacoli che prevedono interazione con altri artisti.

E’ il concetto antico della rivista – prosegue Alessandro – ho fatto delle cose con Giovanni e Giacomo, con Fresu, curato dei progetti con Antonio Rezza, Antonello Salis – ma sono più per l’assolo di pensiero. Effettivamente come si può dialogare seguendo i tempi di uno (cioè lui, un genio) che dice: “Perché la zecca fa i soldi e l’acaro no? Cospargete il vostro capo di cenere e il vostro capo vi licenzierà. Sale in zucca. È cenerentola! Tutti i giorni chiamo il preside della repubblica: è o no è un disturbo della personalità? Tu vivi solo o muori anche?”.

Per Bergonzoni è tutto una Pro-vocazione, ma nel senso di “diventare l’altro”: e quando si chiede “che rapporto c’è tra norme ed enorme?” verrebbe da sedersi, o rimanere in piedi silenziosamente. A riflettere, perché non c’è più da ridere. Come a fine spettacolo, quando parlando del lavoro enorme di Emergency, parte una sirena, di quelle senti quando stanno per attaccare. Ma forse in sala nessuno ha mai sentito dal vero quel suono, se non in un film o in qualche reel; nemmeno Bergonzoni, che quando ha portato in scena lo spettacolo “Predisporsi al micidiale” non aveva pensato che la realtà lo avrebbe superato.

Paolo Tedeschi

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