Spettacolando – “La bisbetica domata” ha inaugurato la stagione di prosa al Comunale

Mercoledì 26 è iniziata con doppio sold out la nuova stagione di prosa del Teatro Comunale di Vicenza: in scena La bisbetica domata, guest star Amanda Sandrelli nel ruolo di Caterina. Lo spettacolo si colloca in quel filone di riletture contemporanee che hanno cercato di misurarsi con l’eredità problematica del canone shakespeariano, senza tradirne la struttura drammaturgica.
Shakespeare si conferma attuale più che mai, sempre fossero dubbi a riguardo. Il progetto della compagnia, sostenuto da una regia che coniuga rigore filologico e sguardo critico, mira infatti a restituire profondità a un testo spesso banalizzato in superficie nei suoi aspetti comici. In sala non abbiamo riso mai, mentre la tensione crescente definiva i termini di uno scenario che raffreddava il sangue, fino a gelarlo.
L’attualità con la quale ci confrontiamo impone dibattiti senza soluzione di continuità mentre il confronto rischia di alimentare le distanze invece di ridurre i contrasti. Così il teatro (shakespeareano) dimostra ancora come la finzione s’incroci fino a sovrapporsi alla vita reale, scuotendo coscienze e nutrendo gli animi. Teatro è arte e svago, ma anche politica e narrazione, mentre ci ricorda quanto sia inutile cercare di separare o definire le diverse sfere, emblema di una interconnessione continua, non solo comunicativa.
Pannelli mobili semitrasparenti e una serie di oggetti minimi che vengono continuamente ricollocati dagli attori, ci portano ad una visione minimalista che si spinge a cercare l’essenza di una storia, piuttosto che a lasciarci affascinare da orpelli e luci colorate. Il pannello che gira su se stesso ci mostra in modo sfacciato e senza vie di fuga, due lati della stessa medaglia: amore e calcolo, violenza e apparenza, protezione e opportunità sociale.
Non ci fa più ridere una coppia di sorelle di buona famiglia dove a una docile e innocente Bianca fa da contraltare una rabbiosa e irascibile Caterina. Non ci strappa un sorriso una madre poco attenta alle sensibilità e ai desideri delle sue figlie, che vive con l’unico scopo di accasarle. Rimaniamo impassibili di fronte ai sotterfugi e alle manipolazioni, agli scambi di persona, ai tranelli e agli inganni perpetrati per aggirare le difficoltà della vita. Siamo persino perplessi nell’osservare una serie di azioni condotte in nome di un amore di cui non riconosciamo il calore né le sfumature.
Siamo quasi immobilizzati al cospetto della Caterina addomesticata, avendo imparato a distinguere il paradosso dalla minaccia reale, sapendo che quella linea è troppo sottile da pensare che non sia un giorno attraversata. Abbiamo imparato a conoscere i segnali della violenza, e il silenzio che accompagna il nostro sentire e il nostro vedere, è accettabile solo di fronte alla finzione teatrale. Nella realtà sappiamo bene che un Petruccio non può e non deve addomesticare una Caterina.
Paolo Tedeschi