In Messico ritrovato il corpo della giornalista Roxana Guzman sequestrata dai Narcos

In Messico tragico epilogo del sequestro della giornalista Roxana Guzman. Le autorità locali, hanno confermato il ritrovamento e l’identificazione del corpo della giornalista sequestrata il 2 giugno 2026 nella località di Nanchital dello Stato di Veracruz. Il ritrovamento è avvenuto grazie alla confessione di uno dei quattro agenti della polizia municipale arrestati la mattina di venerdì 26 giugno, sospettati di aver preso parte al sequestro su incarico dei cartelli della droga.

Un video agghiacciante aveva documentato in presa diretta la violenza brutale dei narcos in Messico. Pochi minuti di puro terrore in cui si vede un commando armato sfondare con le armi i vetri della porta d’ingresso dell’abitazione e fare irruzione. Dall’interno, la voce disperata di un uomo tenta un’inutile mediazione, urlando di fermarsi perché in casa c’è un minore. La risposta dei sequestratori è fredda e militare: ordinano a tutti di buttarsi a terra immediatamente. In altro video la madre di Roxana, in lacrime, aveva implorato la presidente messicana Claudia Sheinbaum di aiutarla a trovarla ancora in vita.

Chi era Roxana Guzman. La giornalista gestiva una pagina di cronaca iperlocale su Facebook, “Pulso Nanchiteco”. Il suo lavoro si muoveva costantemente sul filo del rasoio: tra post di compleanni e feste cittadine a Nanchital, la giornalista non esitava a documentare la scia di sangue e le esecuzioni che colpiscono la regione di Veracruz. Nel 2017 era stato assassinato suo marito e lei era stata costretta ad abbandonare Veracruz. Una professione quella del giornalista, che in Messico ha già pagato un prezzo altissimo, con oltre 170 operatori dell’informazione uccisi dai cartelli.

Veracruz e la guerra tra i cartelli. Veracruz è uno Stato ricco, un territorio strategico essendo uno snodo portuale cruciale e una prolifica regione petrolifera. Proprio per questa ragione è diventato il terreno di una guerra spietata tra diverse fazioni criminali. Da un lato Los Zetas e dall’altro il Cartello di Jalisco. A questa contrapposizione si sono aggiunti i Sicari Mayas, un gruppo legato al cartello di Sinaloa che di recente ha decapitato il capo locale di Jalisco. Come se non bastasse, in questo scenario già drammatico è comparso anche il Gruppo Cobra, che dichiara di operare per conto di imprenditori locali intenzionati ad autodifendersi dalle estorsioni.