Caccia, il Tar boccia il calendario. Gli ambientalisti: “Stop alla legge sparatutto”

Sonora bocciatura per la politica venatoria della Regione Veneto. Una nuova decisione del Tribunale amministrativo regionale riaccende il confronto tra mondo venatorio e associazioni ambientaliste. Con un’ordinanza cautelare, il Tar del Veneto ha infatti disposto la sospensione parziale del calendario venatorio regionale 2026/2027, intervenendo su alcune deroghe che consentivano un ampliamento delle giornate di caccia per determinate specie migratrici.
Per Andrea Zanoni, coordinatore dell’Osservatorio Diritti Animali di Europa Verde, si tratta di una decisione significativa: “È una splendida notizia per chiunque abbia a cuore la tutela degli animali – spiega l’esponente ecologista che ha inoltre ringraziato le associazioni ricorrenti Lega Abolizione Caccia, Lav, Lipu, Enpa e Lndc e il legale Claudio Linzola – questa pronuncia ha contribuito a proteggere migliaia di esemplari di avifauna migratrice da un prelievo insostenibile”.
Cosa ha deciso il Tar. La sospensione riguarda esclusivamente alcune parti del calendario venatorio approvato dalla Regione Veneto con deliberazione della Giunta regionale n. 346 del 13 maggio 2026. In particolare, i giudici hanno bloccato le cosiddette “macro-deroghe” che avrebbero consentito ai cacciatori di superare il limite ordinario dei tre giorni settimanali di attività venatoria. Nel dettaglio, nella provincia di Vicenza viene sospesa la possibilità di cacciare tordo bottaccio, tordo sassello, cesena e merlo per più di tre giorni alla settimana nei mesi di ottobre e novembre 2026; in tutto il territorio regionale viene sospesa l’estensione delle giornate di caccia all’allodola oltre il limite dei tre giorni settimanali negli stessi mesi. La decisione è cautelare e non rappresenta ancora il giudizio definitivo sul ricorso.
Una vittoria parziale per le associazioni ambientaliste. Il ricorso era stato promosso da diverse associazioni animaliste e ambientaliste, che contestavano alcune scelte della Regione Veneto ritenendole non adeguatamente supportate sul piano normativo e scientifico. Va però sottolineato che il Tar ha accolto il ricorso soltanto in parte. Secondo quanto riportato dalle fonti specializzate, altre contestazioni avanzate dai ricorrenti – tra cui questioni relative all’apertura della stagione venatoria per alcune specie migratrici e all’inserimento dell’allodola tra le specie cacciabili – non sono state ritenute sufficientemente fondate in questa fase cautelare. Il provvedimento, dunque, non blocca l’intero calendario venatorio regionale, ma interviene su specifiche disposizioni considerate meritevoli di ulteriore approfondimento da parte del tribunale.
Il nodo della tutela dell’avifauna migratrice. La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio che da anni interessa il rapporto tra attività venatoria e conservazione della fauna selvatica. Le specie coinvolte dal provvedimento – allodola, tordo bottaccio, tordo sassello, cesena e merlo – fanno parte dell’avifauna migratrice e sono periodicamente oggetto di confronto tra associazioni ambientaliste, comunità scientifica, amministrazioni regionali e organizzazioni venatorie. Per gli ambientalisti, l’estensione delle giornate di caccia avrebbe potuto aumentare la pressione venatoria su specie considerate particolarmente sensibili. Dal fronte venatorio, invece, viene spesso sostenuta la necessità di una gestione faunistica basata sui dati disponibili e compatibile con le tradizioni e le attività consentite dalla normativa nazionale ed europea. Il procedimento davanti al Tar contribuirà a chiarire quale sia il corretto equilibrio tra queste esigenze contrapposte.
Prossima tappa il 26 novembre. La questione è tutt’altro che chiusa. Il Tar ha fissato per il 26 novembre 2026 l’udienza pubblica nella quale il ricorso verrà esaminato nel merito. Secondo quanto riportato dalle associazioni ricorrenti e dalle cronache sulla vicenda, tra i temi che saranno affrontati figurano anche l’utilizzo del munizionamento al piombo e la validità scientifica degli studi predisposti dalla Regione Veneto a sostegno delle proprie scelte gestionali. Uno scontro che si sposta anche a Roma: Zanoni ha infine collegato la decisione del TAR al dibattito nazionale sulla riforma della normativa venatoria, criticando la proposta di legge n. 2984 all’esame della Camera dei deputati, definita dagli ambientalisti “DDL Sparatutto”. Secondo il coordinatore dell’Osservatorio Diritti Animali di Europa Verde, “la battaglia legale in Veneto e quella parlamentare a Roma rappresentano due fronti della stessa discussione: il livello di tutela da garantire alla fauna selvatica e alla biodiversità”.
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