Caldo, da lunedì ribaltone termico. Confesercenti: “È una tassa climatica”

Week end bollente sull’Italia prima del tanto atteso calo delle temperature previsto da lunedì. Anche oggi, il termometro non darà tregua: la colonnina di mercurio, avvertono i meteorologi, potrebbe toccare i 46 gradi in Sardegna ed i 45 in Sicilia, ma lo Stivale resta ancora divisa a metà con il nord interessato da violenti nubifragi. La Protezione civile ha per questo diramato l‘allerta gialla per temporali in 4 regioni: Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche, dove le previsioni indicano pure forte vento, grandinate e fulmini.

Da lunedì il ribaltone termico. Dopo un mese ininterrotto di super caldo, afa soffocante e notti subtropicali insonni, la prossima settimana potrebbe finalmente sancire la fine dell’eccezionale ondata di temperature anomale. Secondo gli esperti, infatti, l’anticiclone africano si scontrerà con una saccatura artica carica di aria fresca norvegese, dando così vita a forti temporali. Atteso un crollo generale delle temperature su tutta la Penisola, con le massime che torneranno ad assestarsi su valori del tutto normali, tra i 30 e i 33°C.

Allarme di Confesercenti: il caldo estremo che sta interessando il nostro Paese non solo ha fatto scattare un’allerta sanitaria ma anche una economica diventando una vera e propria “tassa climatica”. “Convivere ogni anno con trenta-sessanta giorni di caldo intenso può pesare sull’economia italiana tra i 6 e i 12 miliardi di euro”. Il presidente dell’associazione che rappresenta migliaia di piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi, Nico Gronchi, spiega che quest’anomalia finisce per “incidere su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche”.

Cambiano anche i consumi: le imprese del commercio moda registrano il calo degli acquisti dei capi invernali più pesanti, penalizzati da stagioni fredde sempre più brevi. I flussi tendono a spostarsi verso i mesi spalla di giugno e settembre, a scapito del cuore dell’estate, con una domanda che si redistribuisce verso le aree montane e penalizza le città d’arte nelle settimane più calde. Anche la ristorazione vede criticità: paradossalmente, l’afa estiva scoraggia l’uso dei dehors, riducendo la capacità potenziale dei pubblici esercizi”.