Commemorazione strage Bologna. Proteste contro ministro Galletti

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Oggi la commemorazione della strage alla stazione di Bologna. 37 anni fa una valigia con 20 kg di esplosivo lasciata in sala d’attesa uccise 85 persone e ne ferì 200, investendo il treno che in quel momento si trovava sul 1° binario. Ma non mancano le proteste a Palazzo d’Accursio. L’associazione dei familiari delle vittime ha lasciato l’aula del consiglio comunale prima che il ministro Gian Luca Galletti, in rappresentanza del governo, prendesse la parola.
Il Governo è stato scorretto con noi – esordisce in Comune Paolo Bolognesi -. Abbiamo ritenuto che la direttiva di Renzi fosse importante per arrivare alla verità, in modo che le carte venissero desecretate e che tutti potessero leggerle. Ma i nomi non ce li danno. I ministri Orlando e Franceschini, nel 2015, hanno fatto una convenzione con gli archivi per digitalizzare tutte le carte dei processi. Non hanno digitalizzato un foglio. E allora ci siamo arrabbiati, una sana arrabbiatura in difesa della democrazia”.
In merito ai rapporti con la procura e alle polemiche dei giorni scorsi, Bolognesi aggiunge: “Non si può chiedere l’archiviazione dell’inchiesta sui mandati non guardando nemmeno gli atti che abbiamo portato. Rispetto assoluto per i giudici, ma il diritto di critica anche i famigliari lo possono avere. Salta all’occhio questo vittimismo. Vorrei ricordare che qui le vittime siamo noi, non i magistrati”. Infine la decisione clamorosa: “Con tutto il rispetto per Galletti, noi abbiamo deliberato di uscire dall’aula prima che prenda la parola”.
La replica di Galletti: “Oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche. Bisogna stare uniti per onorare la memoria”. Poi è salito in macchina ed è andato via, senza partecipare al corteo. “Non partecipare al corteo? Mi dispiace da cittadino bolognese – ha aggiunto – perché sono andato tante volte. Quando è successo avevo 19 anni ed ero in piazza anche allora. Però ci siamo abitauati a questa cosa del governo che non va sul palco”. E sulle proteste ha detto: “Posso comprendere l’insoddisfazione dei familiari, sappiamo che la strada è ancora lunga, ma si sta continuando a lavorare per dare risposte e si sono fatti dei passi avanti”
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