Mostra su Chernobyl: strappato un altro pannello con l’immagine di Stalin

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Via Stalin, rimane solo Lenin dopo l'ennesimo furto. Ora la facciata è rimasta spoglia

“Un collezionista nostalgico o al contrario un denigratore invasato da ideologie. Oppure, più semplicemente, un patetico balordo”. Così si apriva un nostro amaro articolo dello scorso 1 marzo, un copia-incolla che malauguratamente torna d’attualità dopo lo scorso week end. Ancora una volta a scomparire è un pannello riportante l’immagine di Stalin, divelto e rubato dal perimetro esterno dell’ex Caserma Borghesi che continua, nonostante i furti multipli, ad ospitare la mostra multisensoriale “Il silenzio assordante di Chernobyl”, visitata da migliaia di persone a circa tre mesi di apertura al pubblico.

Si trattava del secondo quadro raffigurante l’effige del dittatore apposto su uno dei finestroni che danno sulla strada, mentre l’analoga raffigurazione a fianco – con impresso il volto di Lenin – anche stavolta è rimasta al suo posto. Evidentemente il baffuto rivoluzionario dell’Urss del ‘900 attira di più le simpatie dei vandali notturni che, come non bastasse, hanno sottratto anche una tela in pvc raffigurante la riproduzione dello stemma di falce e martello del partito comunista dei tempi. Si tratterebbe di ragazzi, probabilmente, almeno stando a quanto ha raccontato ai creatori un passante che di fatto ha costretto a fuggire i ladruncoli del sabato sera. L’ennesima bravata, che se da una parte scongiura un blitz ideologico all’interno di un percorso artistico intriso di cultura, storia e senso civico, dall’altra conferma l’inciviltà degli autori del gesto.

“Abbiamo tolto tutti i cartelli – spiega il curatore Devis Vezzaro, fotografo professionista -, a questo punto è inutili lasciarli visibili perchè di volta in volta il danno aumenta”. A scongiurare esiti peggiori l’intervento di un uomo, che coraggiosamente ha avvistato e rincorso i malintenzionati. “Una persona che solitamente porta a spasso il proprio cagnolino di notte ha beccato un paio di giovani, costringendoli a scappare a piedi dopo aver staccato il cartello dal supporto di legno. Lo hanno lasciato per strada ma tutto strappato, non è recuperabile. Il telo invece è sparito, siamo tartassati e francamente non se ne può più. Ormai non vale più nemmeno la pena di perdere tempo con le denunce. Vicenza è stata una delusione da questo punto di vista ma non ci perdiamo d’animo, siamo in ballo e la porteremo a termine. E siamo già operativi su altri progetti ed eventi, anche qui in città”.

Nonostante gli incidenti di percorso, a livello di apprezzamenti e critica, rimane un successo l’iniziativa che ha riportato all’indietro di oltre 22 anni i visitatori, rivivendo i giorni terribili della tragedia planetaria legata all’esplosione del reattore nucleare di Chernobyl, un olocausto radioattivo che direttamente e indirettamente coinvolse milioni di persone.

Un paio d’ore di di viaggio nel tempo, di brividi da realtà, di introspezione, da cui si ritorna riconnettendosi ai tempi nostri conoscendone antefatti e conseguenze. E “toccando con mano” – purtroppo da intendersi anche in senso letterale visti i furti avvenuti all’interno della mostra – oggetti e ambientazioni ricostruiti alla perfezione grazie a tanta ricerca e cura dei dettagli. Uno spettro della storia passata ricreato a regola d’arte, frutto dei viaggi dei membri dell’associazione “I luoghi dell’abbandono” di Dueville guidati proprio da Vezzaro, anche in una recente spedizione umanitaria in Ucraina portando vestiti, medicinali e cibo immuni da contaminazioni.

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