Quando il business stride con i bisogni della collettività

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L'edicola dell'Ospedale di Santorso è chiusa da tre mesi

Niente giornali, da tre mesi, all’Ospedale di Santorso, perché l’edicola è tristemente chiusa.

Che in una struttura che si propone come modello di innovazione per la partnership fra pubblico e privato (attraverso il project financing) pazienti e familiari non possano trovare uno straccio di quotidiano o di rivista per passare meglio le ore di degenza, ha quanto meno dell’incredibile. Tanto più che in alcuni reparti è attivo un servizio di lettura di libri, proposto e svolto dai volontari di Letture ad Alta Voce.

L’impossibilità di acquistare giornali e riviste in ospedale ha fatto arrabbiare più di qualcuno, che si è sfogato pure sui social.

Può sembrare una piccolezza, di fronte alla necessità ben più importante di poter contare su personale preparato e cure efficaci, ma chiunque è stato ricoverato o ha avuto la necessità di assistere un familiare o un amico sa quanto poter leggere in ospedale sia una necessità più che qualcosa di superfluo, perché le ore di attesa nei reparti sono interminabili.

Dall’Ulss fanno sapere che l’edicola è uno dei servizi commerciali affidati alla gestione del Concessionario dell’Ospedale, Summano Sanità e che la Direzione stessa “consapevole dell’importanza di questo servizio a favore dei frequentatori dell’Ospedale,  tramite il dipendente Ufficio Tecnico,  ha già sollecitato il concessionario, a cui solo spetta la stipula dei contratti commerciali, per la risoluzione della questione”. Summano Sanità avrebbe quindi informato la Direzione Ulss che è in corso l’affidamento dell’edicola ad un altro gestore interessato.

Risposte diplomatiche, di più non è dato a sapere, ma pare che l’attività non fosse redditizia.

Quando e se la cosa troverà soluzione, non si sa e l’Ulss non sembra avere margine di manovra, anzi, addirittura la Direzione starebbe vagliando ipotesi alternative per non far mancare il servizio, il che la dice lunga sulle possibilità di risolvere a breve della faccenda, con buona pace per il disagio che la chiusura porta ai frequentatori del nosocomio dell’Alto Vicentino.

Fin qui la cronaca.

Bar, ristorazione, negozi di sanitaria, edicola sono attività commerciali affidate da Summano Sanità a privati. Su essi si gioca una parte, piccola probabilmente, del business messo in piedi con l’avvio del nuovo ospedale. Non entriamo qui nel merito dello strumento del project financing, che però sta mostrando crepe un po’ dappertutto e anche in Regione ormai non sanno più che pesci pigliare, stretti fra i problemi della Pedemontana Veneta e le strettorie del bilancio sanitario (e probabilmente siamo solo all’inizio).
Ci preme però sottolineare che il caso dell’edicola chiusa è un esempio, piccolo, di come sia un danno per tutti che in un ambito delicato come quello della salute e degli aspetti ad essa correlati sia solo il business a guidare le scelte e le attività.

Perché vendere giornali in ospedale è molto di più che una attività commerciale: ha a che fare con la qualità della vita e il benessere dei cittadini.

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